CRONACA
Il Japan Matsuri dai Castelli in... Giappone! "Che vetrina anche per Bellinzona"
Nella biblioteca comunale di Hida si tiene una mostra sulla manifestazione ticinese. "Sono stati ospiti da noi, erano entusiasti"
dalla pagina Facebook del Japan Matsuri

HIDA – Siamo in una città giapponese, Hida, e nella biblioteca comunale sono esposte foto del Japan Matsuri di Bellinzona. Non solo, non mancano nemmeno prospetti e documenti sulla città coi tre castelli. Un caso? No, una storia che si potrebbe raccontare ricordando la teoria dei sei gradi di separazione, ovvero che tramite sei persone si è in grado di connettersi con chiunque al mondo. Ce la racconta l’organizzatrice della fiera sulla cultura giapponese, Sheila Muggiasca.

La vostra manifestazione esposta dall’altra parte del mondo, un orgoglio?
“Sì, senza dubbio. Il tutto nasce dal fatto che abbiamo collaborato con la città di Hida e abbiamo ospitato dei rappresentanti del loro Matsuri, il festival tradizionale. E in Giappone è stato visto come qualcosa di particolare, abbiamo scelto persone che non sono professioniste. Come sono nati i contatti? Conosco una persona che ha scritto un saggio sulla città, la quale conosce un abitante del paese, che ha presentato il progetto al Municipio, da lì è arrivata la collaborazione”.

Sapevate che ci sarebbe stata la mostra?
“Una delle persone giunte a Bellinzona è un fotografo, ci aveva detto che avrebbero fatto una mostra alla biblioteca. È un orgoglio per noi, hanno messo le immagini dell’ambiente del Japan Matsuri assieme ai prospetti del Ticino e di Bellinzona, una bella pubblicità per la città, che hanno visitato, andando anche ai Castelli. E la mostra sta piacendo, ne parlano anche i media locali”.

Una vetrina turistica dunque per Bellinzona!
“Sì, abbiamo consegnato loro i documenti che ci ha dato l’Ufficio del Turismo, ed ora fanno parte della mostra. Chi vuole venire in vacanza conosce la lista degli eventi e degli hotel”.

Parlando di voi, cosa vi piace della cultura nipponica, per organizzare il festival?
“Il primo anno era nato come una raccolta fondi dopo il terremoto, e doveva essere un evento singolo. Poi è piaciuto e in molti chiedevano quando sarebbe stata rifatta. Man mano che si va avanti diventa più grande e con più affluenza, quest’anno ci sono state 9mila persone in due giorni, l’Espocentro non basta quasi più. E con un budget limitato. Piace anche che noi siamo giovani e entusiasti. Sono partita da piccola amando i cartoni animati, poi la musica, ora guardo la cultura, e cerco di portare sempre al Japan Matsuri tradizioni che non si conoscono molto, pensiamo alle danze, al suono del flauto tipico o al cibo. Il nostro festival è adatto anche a chi non è attratto dal Giappone”.

Tra Svizzera e Giappone che similitudini vede? E che differenze?
“Il rigore, anche se da noi non è così accentuato, il modo di porsi nei confronti delle responsabilità e del lavoro. E la pulizia, i nostri ospiti sono stati molto contenti di vedere le strade pulite. Non dappertutto capita… Vedo simile la natura, i giapponesi amano molto le montagne. Come differenze, loro sono diffidenti, ci mettono parecchio tempo a aprirsi, seppur gentilissimi. Noi siamo più aperti. Quando sono stati qui, inizialmente ci salutavano con l’inchino, poi sono passati agli abbracci, per loro è strano! Una cosa che non amo del Giappone è che la donna non ha la parità dei sessi, soprattutto in alcune zone e alcuni settori. La loro cultura dice che è l’uomo che lavora. Poi direi che c’è un miscuglio fra tradizione e modernità, coi giovani attratti dall’Occidente”.

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