CRONACA
Più esperti chiesero di intervenire, ma la Svizzera disse no. "Si sarebbero potuti evitare molti casi gravi e morti"
Il 24 febbraio la ricercatrice dell'Ufficio federale della sanità pubblica responsabile per la valutazione della situazione e la co-direttrice della sezione supervisione epidemiologica e valutazione lanciarono l'allarme, ma...

BERNA – Il Governo Federale ha sottovalutato il Coronavirus? Secondo alcuni articoli apparsi su domenicali della Svizzera tedesca e francese (in particolare il SonntagsZeitung e Le Matin Dimanche), sembrerebbe di sì. Ovvero, lo stato della situazione particolare sarebbe stato proclamato qualche giorno dopo aver ricevuto informazioni allarmanti.

La ricercatrice dell'Ufficio federale della sanità pubblica responsabile per la valutazione della situazione aveva detto, il 24 febbraio, che il virus rappresentava un pericolo particolare per la salute pubblica, chiedendo di prendere misure. Ma non è stata ascoltata subito, anzi.

Il 21 febbraio è stato scoperto il primo caso in Italia, a Codogno. Daniel Koch qualche giorno dopo avrebbe però parlato di “situazione caotica” a sud e avrebbe detto che “il virus non viene trasmesso facilmente come quello dell'influenza quindi ci sono buone prospettive di tenere la situazione sotto controllo”. Dunque, nessun provvedimento, nonostante la ricercatrice li richiedesse.

Lo stesso giorno, dunque il 24 febbraio, è arrivata la richiesta della co-direttrice della sezione supervisione epidemiologica e valutazione, Mirjam Mäusezahl, di dichiarare la situazione particolare. Le è stato risposto che non era possibile. 

Il 25 febbraio è emerso il primo caso in Svizzera, come si sa in Ticino. la situazione particolare è stata dichiarata il 28 febbraio.

Sarebbe davvero cambiato qualcosa, se si fosse agito il 24 febbraio, quindi 4 giorni prima? “Se già lunedì si fosse cominciato a introdurre le prime misure, in Svizzera si sarebbe giunti a un numero di casi gravi e morti per Covid-19 molto minore”, è convinto l'epidemiologo dell'Università di Berna Christian Althaus.

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