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24.01.2022 - 18:360
Aggiornamento: 30.01.2022 - 18:53

"Non vogliamo che i nostri bimbi tengano la mascherina a scuola". La rivolta di alcuni genitori, tra lettere e manifestazioni

Una raccomandata che sarà inviata al DECS e ai Municipi cita diversi studi, un'altra missiva attacca Bertoli dicendogli di contare i giorni in cui potrà ancora occupare il suo posto Qualcuno li tiene a casa, altri chiedono di abbassare la mascherina

BELLINZONA – Un coniglietto con la mascherina, per chiedere di togliere l’obbligo di indossarle per i bambini a scuola. L’iniziativa è nata da alcuni genitori, che contestano le decisioni del Consiglio di Stato. In diversi hanno provato a non mandare i figli a scuola e hanno rivolto lettere alle autorità, riportando studi e dati che direbbero quanto le mascherine siano dannose per i più piccoli e non contengano la diffusione del virus. Ieri erano un centinaio, bambini compresi, a manifestare in modo pacifico a Bellinzona. 

La prima lettera di chi non vuole che i figli indossino le mascherine a scuola

“Non abbiamo conoscenze adeguate, stiamo imparando a conoscere questo virus e le sue innumerevoli variati, ma al momento continuiamo a rincorrerlo, e quando si è in affanno il rischio di fare valutazioni poco accurate è molto piú probabile. Se l’uso della mascherina continuativo per i bambini piccoli dovesse un domani rivelarsi un errore, non ce lo perdoneremmo, sarebbe solo colpa nostra, nessun altro pagherà per questa colpa”, si legge in una raccomandata che sarà mandata da diversi genitori al DECS e ai Municipi.

Per esempio, citano uno studio inglese, uno danese, uno indiano, uno tedesco, tutti che sostengono come “non ci siano chiare prove che l'uso delle mascherine a scuola serva a ridurre la diffusione del Covid”, anzi il porto delle mascherine causerebbe “effetti fisiologici come ipossia, ipercapnia, infiammazione, mal di testa, ormoni dello stress alti, aumento della frequenza cardiaca, aumento della pressione sanguigna, mancanza di respiro e difficoltà respiratorie, effetti psicologici come condizione di stress cronico, paura, disturbi dell'umore, affaticamento, disturbi della concentrazione, riduzione delle performace cognitive, ansia e effetti biologici, ovvero sarebbero fonte di contaminazione batterica, virale e fungina”.

“I bambini sono particolarmente vulnerabili e possono avere maggiori probabilità di ricevere un trattamento inappropriato o un danno aggiuntivo. Si può supporre che i potenziali effetti negativi della maschera descritti per gli adulti siano tanto più validi per i bambini”, proseguono, sottolineando come solitamente per i più piccoli si usino mascherine pensate per adulti e non testate e approvate per loro.

E ancora: “Come il buonsenso ci dovrebbe insegnare, la qualità dell’aria che i bambini respirano è fondamentale per il loro benessere e l’uso della mascherina, indubbiamente impedisce la respirazione naturale. Per motivi di sicurezza, è necessario monitorare la quantità di anidride carbonica negli ambienti. L'UFSP ha definito quattro classi di qualità dell'aria nei locali chiusi non industriali in particolare nelle scuole: ottima (concentrazione c ≤ 1.000 ppm), buona (1.000 ppm < c ≤ 1.400 ppm), sufficiente (1.400 ppm < c ≤ 2.000 ppm), insufficiente (c > 2.000 ppm), specificando poi che, per buone condizioni di apprendimento, la concentrazione della CO2 non dovrebbe superare le 1400 ppm (parti per milione), raccomandando altresì di non superare i 2000 ppm. La SUVA invece stabilisce, per gli ambienti di lavoro, una concentrazione limite di 5000 ppm, superando la quale c'è rischio di asfissia. Sul livello di anidride carbonica che resta all’interno della mascherina esistono varie opinioni discordanti, e questo non fa altro che confermare il grado di incertezza scientifica in cui ci stiamo muovendo”.

“Il genitore e il suo bambino, oggi, sono prigionieri di una norma esecutiva che non permette alcuna libera scelta all’interno del diritto”, incalzano, annunciando la decisione di tenere i figli a casa. “Siamo veramente desolati che i nostri bambini, per il periodo in cui sarà valido il Decreto Esecutivo, non potranno frequentare i propri compagni di scuola, ma da quello che mi dicono gli altri genitori, la socializzazione con le mascherine è drammaticamente compromessa, per cui dopo questa fase faremo in modo di compensare quanto è mancato ai nostri figli”. Sono disponibili a recarsi a scuola ogni giorno a ritirare le schede didattiche per permettere ai ragazzi di restare aggiornati su quanto viene proposto, con l’augurio che la condizione non duri a lungo.

Una mamma: "Abbiamo chiesto loro di abbassare la mascherina"

Da noi interpellata, una mamma (nome noto alla redazione) si è detta “delusa e arrabbiata. Io e altri genitori ci sentiamo in un tunnel senza via di uscita, qualsiasi scelta che prendiamo va a scapito dei nostri figli, sia tenerli a casa che mandarli a scuola con la mascherina. Nella mia famiglia abbiamo tenuto i bambini a casa per una settimana poi hanno ricominciato a frequentare. Abbiamo chiesto loro di tenere la mascherina abbassata, opponendosi. Ma dobbiamo mandare al fronte i bimbi per il diritto sacrosanto di respirare?”, si sfoga.

Diverse famiglie hanno optato per non mandare i figli a scuola a causa della mascherina, poi, anche spinti da esigenze di lavoro, hanno desistito. La donna ha raccontato di ragazzini presi di mira dai coetanei perché abbassano la mascherina. “I bambini fanno i poliziotti… Dire loro di non ubbidire alla maestra, quindi di non tenere la maschera, è contrario a quel che abbiamo sempre insegnato. A causa di una positività in classe avrebbero dovuto tenerla anche a ricreazione, mio figlio piuttosto ha preferito passare l’intervallo da solo pur di poter respirare. E tutto ciò non per la salute, dato che i piccoli hanno decorsi lievi, bensì per evitare le quarantene di classe e proteggere le persone anziane e fragili che dal canto loro sono vaccinate tre volte”.

La missiva a Bertoli: "Conta i giorni in cui potrai ancora occupare la tua poltrona"

Oltre a quella da noi riportata, ci sono altre lettere inviate al DECS ed anche al Medico Cantonale Giorgio Merlani. In una che ci è stata fatta pervenire si leggono dure accuse: “Non abbiamo parole per esprimere il disagio e il disgusto che proviamo e non abbiamo armi per difenderci da un Consiglio di Stato che dovrebbe prendere iniziative volte alla protezione e alla salvaguardia della popolazione e non sulla sua oppressione e sulla violenza sui bambini. Abbiamo però uno strumento che ancora non ci è stato tolto, il nostro voto”.

E a Bertoli: “Conti pure i giorni che le restano per occupare quella poltrona che sta occupando adesso, e lo stesso facciano gli altri membri del Consiglio di Stato. Fino al 2023 possiamo resistere, ci siamo messi da parte i nomi e le foto, nonché l’elenco delle ignobili iniziative prese: sarà, quella del 2023, una variegata campagna elettorale”. E si conclude con la promessa di rendere pubblica una eventuale risposta del Consigliere di Stato.

 

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