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24.02.2022 - 10:330

Il mondo guarda all'Ucraina. Biden avverte Putin, Cassis condanna

"Gli Stati Uniti e i suoi alleati e partner risponderanno in un modo deciso e unito. Il mondo farà rendere conto alla Russia", ha detto il presidente americano. In Svizzera si temono attacchi informatici

KIEV - Il mondo guarda con angoscia a quanto sta succedendo in Ucraina. Da settimane ormai si paventava un attacco russo che purtroppo ora c'è stato. Il tempo delle speculazioni e delle analisi politiche sta cedendo il posto alla preoccupazione per le ripercussioni che questi avvenimenti potranno avere sul popolo ucraino e sul mondo in genere.

La minaccia di Putin al mondo

Putin infatti non le ha mandate a dire: "Chiunque tenti di crearci ostacoli e interferire, sappia che la Russia risponderà con delle conseguenze mai viste prima. Siamo preparati a tutto". 

Gli aeroporti ucraini ai confini con la Russia sono stati bombardati. L'Ucraina ha risposto proclamando la legge marziale (leggi qui).

Biden: "Noi e i nostri alleati risponderemo in modo deciso e unito". La condanna di Cassis

Non si sono fatte attendere le reazioni da ogni parte del mondo, a partire da Biden che ha parlato di attacco ingiustificato, affermando che "il presidente Putin ha scelto una guerra premeditata che porterà una perdita catastrofica di vite umane e di sofferenza. Gli Stati Uniti e i suoi alleati e partner risponderanno in un modo deciso e unito. Il mondo farà rendere conto alla Russia". Insomma, anche gli USA paiono pronti a scendere in campo.

E la Svizzera? “La Svizzera condanna l'invasione russa dell'Ucraina nel modo più assoluto. Esortiamo la Russia a interrompere immediatamente l'aggressione militare e ritirare le sue truppe dal territorio ucraino. Questa è una grave violazione della legge internazionale. Il diritto umanitario internazionale deve essere rispettato. Siamo molto preoccupati per i civili innocenti”, ha detto il presidente della Confederazione Ignazio Cassis.

L'UNICEF: "Non attaccate servizi essenziali da cui i bambini dipendono"

Anche l'UNICEF, e non poteva essere altrimenti, è preoccupato. "L’intensificarsi delle ostilità in Ucraina rappresenta una minaccia immediata per le vite e il benessere di 7,5 milioni di bambini. Negli ultimi giorni colpi di armi pesanti lungo la linea di contatto hanno già danneggiato Infrastrutture idriche di base e scolastiche. Se i combattimenti non si fermeranno, decine di migliaia di famiglie potrebbero essere costrette a sfollare, facendo drammaticamente aumentare i bisogni umanitari", si legge in una nota. L'organizzaione è già attiva nella parte orientale del paese per il trasporto di acqua sicura nelle aree colpite dal conflitto, per il preposizionamento di aiuti per la salute, per l’igiene e l’istruzione di emergenza il più vicino possibile alle comunità vicino la linea di conflitto eper  lavorare con le municipalità per assicurare aiuto immediato per i bambini e le famiglie che hanno bisogno di sostegno. Team mobili supportati dall’UNICEF stanno fornendo cure psicosociali ai bambini traumatizzati dall’insicurezza cronica, dato che "gli ultimi 8 anni di conflitto hanno causato danni profondi e durevoli ai bambini su entrambi i lati della linea di contatto. I bambini in Ucraina hanno un disperato bisogno di pace, adesso".

Di conseguenza, l’UNICEF "fa eco all’appello del Segretario Generale per un immediato cessate il fuoco e chiede alle parti di rispettare i loro obblighi internazionali a proteggere i bambini da pericoli e assicurare che gli attori umanitari possano raggiungere in sicurezza e velocemente i bambini che hanno bisogno. L’UNICEF chiede anche a tutte le parti di non attaccare infrastrutture essenziali da cui i bambini dipendono - compresi sistemi idrici, igienico - sanitari, strutture sanitarie e scolastiche.”

In Svizzera paura per attacchi informatici

Cosa accadrà in Svizzera? Non si teme un attacco diretto. La responsabile della politica di sicurezza presso il Dipartimento federale della difesa (DDPS) Pälvi Pulli, interpellata da giornali del gruppo CH-Media, pensa piuttosto a azioni informatiche.

A essere prese di mira potrebbero essere le  rappresentanze diplomatiche e organizzazioni internazionali con sede in Svizzera e le infrastrutture critiche transfrontaliere, come quelle legate all'energia o alle comunicazioni. 

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