CRONACA
Le scuse alla figlia la sera prima della strage. Una messinscena il tentativo di suicidio, poi il cedimento: "Sono un mostro"
La sera prima della tragedia a Semerate, Alessandro Maja si è recato nel letto della figlia e le chiesto 'scusa'. Il killer non è stato ancora interrogato

VARESE – Alessandro Maja, l'architetto killer che ha ucciso a martellate moglie, figlia e ferito in maniera grave il figlio, aveva ben chiaro in testa il suo piano. Lo studiava nei minimi particolari, come faceva con i suoi progetti. Dopo aver portato a compimento il piano, si sarebbe affacciato dal balcone e avrebbe urlato – in segno di esultanza – "finalmente ci sono riuscito". 

Lui, Maja, sapeva quando agire. La sera prima della tragedia si sarebbe messo nel letto con la figlia. Le ha chiesto scusa. In anticipo. Giulia (la figlia) ha confidato al nonno materno il gesto del padre. Non c'era una risposta. Perché niente lasciava presagire una simile strage. Una strage che richiede ancora tanto lavoro da parte degli inquirenti. Tanti sono i punti di domanda a cui rispondere. Maja (57 anni) non può ancora essere interrogato in quanto ricoverato in un reparto di psichiatria. 

Tra Maja e la moglie non vi era un buon feeling, di recente. I problemi economici della famiglia erano spesso la scintilla per dare il via a litigi anche pesanti, nei toni e nei modi. I figli – si dice – stavano dalla parte della mamma, ma pensava al divorzio. La separazione era più di un'idea e questo al killer non andava bene. 

Compiuto il massacro, Maja ha realizzato la messinscena del tentato suicidio (lievi ferite e un sopracciglio bruciacchiato), per poi uscire al balcone, in mutande, e urlare 'finalmente ci sono riuscito'. Negli accompagnamenti tra ospedale e carcere, ha mormorato: "Li ho uccisi io, sono un mostro".

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