CRONACA
Da Mariupol al Ticino con la consapevolezza che "nulla sarà più come prima"
Al Corriere del Ticino parla Sergey Dziarskyi, caporeparto di Azovstal: "Lo scopo dei russi è quello di raderci al suolo"

MUZZANO – "Se il battaglione Azov non si fosse mai arreso, i russi non sarebbero mai entrati". Parola di Sergey Dziarskyi, ospite ieri del Corriere del Ticino e caporeparto di Azovstal. Il 43enne ha raccontato al quotidiano i drammatici giorni di guerra tra Ucraina e Russia visti dalla sua prospettiva.

Il caporeparto di Azovstal è in Ticino come volontario dell'Associazione ticinese per l'amicizia dei popoli. Vive a Bellinzona in compagnia della famiglia (una moglie e quattro figli). Lì, in Ucraina, non ha più niente. "Non è rimasto in piedi nulla – racconta al Cdt –.Tutto è stato distrutto. Siamo obbligati a ripartire da zero".

E ancora: "Siamo scappati e dall'Ucraina siamo arrivati a Chiasso il 31 marzo, su suggerimento di un amico che qui aveva trovato rifugio". La prima sistemazione è stata in un albergo a Magliaso, poi in un appartamento a Bellinzona.  "Oggi mi impegno a raccogliere cibo, medicine e vestiti per i miei connazionali in patria. Sono consapevole che in Ucraina nulla sarà più come prima. Lo scopo dei russi era evidentemente radere al suolo Mariupol".

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