CRONACA
L'allarme dei docenti dopo il caso della Commercio: "Sempre più difficile assegnare voti negativi. E la politica non ci aiuta"
Un insegnante a LaRegione: "Dobbiamo preventivare ormai, di norma, la reazione dei genitori con le relative minacce di far capo ad avvocati. Per molti il figlio ha ragione punto e basta"
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BELLINZONA - “È innegabile… c’è qualcosa che non funziona oggi nella scuola. Difficile, e per certi versi ingiusto, non collegarlo al cambiamento profondo avvenuto nella società, ma è sicuro che dobbiamo, per forza di cose, mettere in campo un’autoanalisi non solo dei giovani, ma anche delle famiglie e di noi stessi insegnanti”. È la testimonianza di una docente ticinese raccolta dalla Regione dopo il caso dell’insegnante minacciata con una pistola (finta) da un allievo 15enne alla Commercio di Bellinzona.

Nell’articolo, “Quando un 3 in pagella scatena il peggio di noi”, firmato da Cristina Ferrari, alcuni docenti parlano in modo anonimo, precauzione adottata per evitare di esporli pubblicamente.

Dall’approfondimento emerge un profondo disagio degli insegnanti nel gestire le relazioni con allievi e famiglie quando ci si trova di fronte a un tre in pagella o addirittura a una bocciatura. La testimonianza più preoccupante è quella di Giorgio, che insegna da 20 anni.

“Ha intenzione di aprire il classico vaso di Pandora? – risponde alla domanda della giornalista –. In effetti è sempre più difficile assegnare note negative. Dobbiamo preventivare ormai, di norma, la reazione dei genitori con le relative minacce di far capo ad avvocati. Per molti il figlio ha ragione punto e basta. Sempre più spesso il voto negativo viene interpretato come una colpa o una mancanza del docente”.

Siamo con le mani legate, aggiunge l’insegnante, “anche quando un 3 è più che giustificato! E, purtroppo, devo annotare che la controparte politica non ci aiuta in quanto è sempre più aperta verso le famiglie, raccogliendo direttamente lamentele e favorendo così il malandazzo di bypassarci e di raggiungere direttamente la Sezione cantonale dell’insegnamento”.

Un voto negativo, conclude l’insegnante, viene percepita molte volte “come un fallimento familiare così che un onorato 4,5 diventa una nota obbligatoriamente da giustificare, per non parlare del voto in condotta, dove la richiesta dei genitori è solamente il 6. Credo, purtroppo, che sia tutto diventato alquanto sbilanciato e senza regole”.

Ma poi alle superiori i ragazzi si troveranno di fronte a una selezione alla quale non sono preparati.

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