Lo rivela la NZZ che cita una lettera del comandante della polizia comunale Yves Sauvain indirizzata alla procura vallesana

CRANS-MONTANA - L’inchiesta sulla tragedia di Crans-Montana si scontra ora con un nuovo elemento inquietante: mentre il sistema di videosorveglianza del bar Le Constellation si sarebbe interrotto pochi minuti prima dell’incendio, la polizia comunale avrebbe perso – o cancellato – le immagini di almeno 250 telecamere pubbliche della località. È quanto emerge da un’approfondita inchiesta della Neue Zürcher Zeitung, che cita una lettera del comandante della polizia comunale Yves Sauvain indirizzata alla procura vallesana.
Secondo la ricostruzione, il sistema di sorveglianza privato del bar, gestito dai Moretti, avrebbe smesso di funzionare alle 1:23, tre minuti prima dell’origine del rogo. Moretti, interrogato il 1° gennaio, ha parlato di un presunto “guasto del sistema”. Una versione che però cozza con il rapporto redatto dalla polizia cantonale, la quale afferma di aver ricostruito la cronologia degli eventi “sulla base dei timbri orari delle registrazioni video” del locale, che iniziano alle 1:26, proprio nel momento in cui vengono ordinate dieci bottiglie con fuochi pirotecnici allegati.
A questa prima anomalia si aggiunge quella, ben più grave, della cancellazione delle immagini pubbliche. Il comandante Sauvain ammette nella sua lettera che il Comune non ha più accesso alle registrazioni delle telecamere del 31 dicembre, né a quelle del 1° gennaio dopo le 6 del mattino. Le uniche immagini disponibili sono quelle conservate dalla polizia cantonale, relative alla finestra tra mezzanotte e le sei. Un periodo di sei ore che, secondo la procura, non sarebbe sufficiente per una ricostruzione completa dei fatti.
Il punto critico è che la cancellazione automatica delle immagini contrasta con il regolamento comunale, che prevede una conservazione minima di una settimana “qualora i dati debbano essere utilizzati a fini investigativi”. Contraddice anche il regolamento cantonale, che in caso di reato consente una conservazione fino a 100 giorni, limite convalidato dal Tribunale federale. Ma soprattutto solleva interrogativi pesantissimi sul coordinamento tra forze di polizia e procura. Secondo la lettera di Sauvain, infatti, la richiesta formale della procura di visionare “tutte” le registrazioni sarebbe arrivata solo il 15 gennaio, quando la cancellazione automatica era già avvenuta da una settimana. Eppure, già il 1° gennaio la procura aveva dato l’ordine di acquisire le immagini delle telecamere pubbliche situate nei pressi del bar.
Una lentezza inspiegabile, soprattutto alla luce del fatto che alcuni familiari delle vittime avevano sollecitato il sequestro delle immagini già il 6 gennaio.
La cancellazione desta stupore anche perché Crans-Montana era considerata un modello svizzero di sorveglianza video. Dal 2006, il Comune ha costruito una rete di telecamere definita dallo stesso comandante “una campana” che permette di monitorare entrate e uscite dalla località, con risultati investigativi giudicati eccellenti. Solo nel 2025 il Comune rivendicava pubblicamente “uno dei migliori tassi di risoluzione dei reati del Paese”.
Perché, allora, un sistema tanto sofisticato ha lasciato scoperti proprio i momenti cruciali della tragedia? Perché non è stato fornito spontaneamente tutto il materiale alla procura? E perché il bar Moretti disponeva di un sistema video che si sarebbe guastato tre minuti prima del disastro, nonostante solo due persone – Jacques e Jessica Moretti – avessero accesso all’app che controllava le immagini?
Restano domande pesanti anche su ciò che i video avrebbero potuto chiarire: chi è entrato nel locale dopo le 22, quando i minorenni non avrebbero potuto farlo senza un adulto? Cosa è avvenuto davanti alla porta di servizio e all’uscita di emergenza, entrambe sbarrate durante l’incendio? E quali comportamenti sospetti si sono verificati nei giorni successivi, come il ritrovamento di documenti del bar a casa di un dipendente?
L’indagine della NZZ apre dunque un fronte delicatissimo: in un’inchiesta già segnata da ritardi, tensioni e errori, la gestione delle immagini di sorveglianza rischia di trasformarsi nel nodo più oscuro dell’intera vicenda.