CRONACA
Crans, i soccorritori nel mirino: "Barelle insufficienti e poche bombole d'ossigeno"
Secondo i media italiani, un’inchiesta sarebbe stata aperta dalla Procura del Vallese. Ma “non ci risulta. Fatto il possibile”

CRANS MONTANA- La tragedia di Crans-Montana continua a riservare sconvolgenti sviluppi. Finora considerati eroi, coloro che avevano dato il massimo per soccorrere le vittime dell’incendio nel bar Le Constellation, ora sono nel mirino della giustizia. I soccorritori del Servizio di Emergenza Cantonale del Vallese (KWRO) potrebbero essere accusati di gravi negligenze, con la procura del Vallese che ha avviato un’indagine penale.

La notizia è emersa per la prima volta tramite La Stampa, che riporta la testimonianza dell’avvocato Fabrizio Ventimiglia, rappresentante (anche) di uno studente 15enne rimasto ferito. Secondo Ventimiglia, la mancanza di attrezzature di base avrebbe avuto conseguenze fatali. Barelle insufficienti, coperte di soccorso al minimo e addirittura bombole di ossigeno mancanti. Carenze, secondo l’avvocato, determinanti nel peggiorare la condizione di alcune delle vittime.

L’avvocato ha anche fatto luce su possibili errori nella valutazione delle lesioni. Secondo un altro avvocato svizzero, che difende le vittime, ci sarebbe stato un errore nel triage: le ustioni potrebbero essere state sottovalutate. In condizioni di calore estremo, infatti, i danni ai nervi potrebbero non risultare immediatamente visibili sulla pelle, portando a ritardi nell’assistenza. Si parla addirittura di un’attesa che ha superato le quattro ore per alcuni feriti, un lasso di tempo che avrebbe aggravato ulteriormente le loro condizioni.

La notizia dell'indagine contro i soccorritori ha suscitato reazioni contrastanti. Mentre alcuni avvocati svizzeri hanno difeso il lavoro dei soccorritori, elogiandone l'efficienza, altre voci sono fortemente critiche, in particolare quelle delle famiglie delle vittime. Vinciane Stucky, madre di Trystan, uno dei giovani morti nell'incendio, ha espresso tutto il suo disappunto. "Trystan non è morto bruciato vivo. È morto perché avvelenato dal fumo. Se solo i soccorritori fossero stati adeguatamente equipaggiati, forse mio figlio avrebbe potuto essere salvato".

La risposta del KWRO, guidato da Fredy-Michel Roten, è stata netta: "Non siamo a conoscenza di alcuna denuncia contro la nostra organizzazione", si legge in una dichiarazione ufficiale. Il Servizio di Emergenza ha sottolineato che, di fronte all'incidente, la risposta è stata tempestiva e ben organizzata. Il piano operativo prevedeva un rafforzamento graduale delle risorse, per adattarsi alle esigenze dinamiche della situazione. "La gestione è stata affidata a personale competente e a procedure collaudate", hanno aggiunto.

Nel frattempo, l’Associazione svizzera dei paramedici ha scelto di non commentare in dettaglio le accuse, rimarcando che la questione è troppo recente. Un portavoce ha comunque dichiarato al Blick che, in Svizzera, le forze di soccorso sono preparate per eventi straordinari come quello di Crans-Montana, ma ha ammesso che l’incidente è stato "un evento straordinario ed estremo sotto ogni punto di vista".

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