Il Comune verserà l’importo alla nuova fondazione di soccorso alle famiglie colpite dalla tragedia del Constellation. Intanto la Procura respinge la richiesta dei Moretti di chiudere il sito che raccoglie testimonianze

sostegno finanziario il più efficace e accessibile possibile. In questi giorni sono proseguiti i contatti tra autorità comunali e cantonali proprio per evitare iniziative sparse e poco coordinate. L’idea è che la fondazione diventi il punto di riferimento unico per donazioni pubbliche e private.
Il Comune sottolinea che la donazione di un milione di franchi non è collegata a eventuali danni che potranno essere riconosciuti in seguito nell’ambito delle procedure civili o penali. Crans-Montana ribadisce la propria collaborazione con le autorità competenti e precisa che si assumerà ogni responsabilità legale che dovesse emergere. Nel frattempo, in attesa che la fondazione sia pienamente operativa, il Governo vallesano ha aperto un conto dedicato per raccogliere contributi e versamenti spontanei (IBAN CH34 0076 5001 0603 4260 3).
Sul fronte giudiziario, intanto, arriva un’altra decisione destinata a far discutere. Il Ministero pubblico vallesano ha respinto la richiesta presentata dalla difesa degli imputati Moretti di chiudere il sito crans.merkt.ch, messo online il 13 gennaio 2026 dall’avvocato Romain Jordan, legale di alcune famiglie delle vittime.
La piattaforma è stata creata per raccogliere documenti, informazioni e testimonianze potenzialmente utili all’inchiesta sull’incendio di Capodanno. Fin dai primi giorni l’iniziativa aveva suscitato le obiezioni dei difensori dei Moretti, preoccupati in particolare per l’utilizzabilità delle prove raccolte e per il rispetto delle norme di procedura penale.
Secondo la documentazione consultata da Léman Bleu, i procuratori incaricati dell’inchiesta ritengono però che, allo stato attuale, non vi siano motivi per intervenire contro il sito. Il Ministero pubblico ricorda che l’amministrazione delle prove spetta esclusivamente alle autorità penali, ma chiarisce anche che questo principio non impedisce alle parti di raccogliere elementi da sottoporre successivamente alla Procura.
Un passaggio delicato riguardava il rischio di influenzare potenziali testimoni. Su questo punto, i procuratori ritengono che tale rischio non si sia concretizzato: Jordan, si legge negli atti citati, appare consapevole dei limiti che gli sono imposti, non invita direttamente chi ha assistito ai fatti a rivolgersi a lui, ma mette semplicemente a disposizione una piattaforma per trasmettere informazioni senza interazione diretta. Il sito invita inoltre gli utenti a conservare i dati originali e li incoraggia espressamente a rivolgersi anche alla polizia o al Ministero pubblico.
La Procura vallesana precisa di voler continuare a monitorare la situazione. Per ora, però, la richiesta dei Moretti è stata respinta e il sito delle testimonianze resta online.