CRONACA
Crans-Montana, "alla procuratrice Pilloud andrebbe tolta l'inchiesta"
Tommaso Cerno, direttore de "Il Giornale": "Il Vallese ha cercato di nascondere una strage". Marco Bazzi: "La procuratrice sta facendo danni pazzeschi"

CRANS MONTANA – La strage del Le Constellation continua a rimanere sotto i riflettori. La trasmissione “Lo stato delle cose”, condotta da Massimo Giletti su Rai 3, ha dedicato ampio spazio ieri sera agli sviluppi dell'inchiesta sull'incendio di Capodanno a Crans-Montana, che ha causato la morte di 41 persone. Ospite in studio il giornalista ticinese Marco Bazzi, direttore di Liberatv e conduttore del programma Matrioska su TeleTicino.

La puntata ha mostrato le accuse del fornitore di mobili che, nel 2016, avrebbe venduto gli arredamenti ai coniugi Moretti. In una mail inviata alla polizia di Crans-Montana nei primi giorni di gennaio, l'uomo sostiene che i gestori del locale avrebbero rinunciato ai pannelli fonoassorbenti ignifughi per ragioni economiche. La comunicazione è rimasta lettera morta per quasi un mese: la Procura vallesana l'ha presa in considerazione solo dopo che l'avvocato Sébastien Fanti, legale di alcune famiglie delle vittime svizzere, ha insistito per farlo.

“Penso che alla procuratrice Béatrice Pilloud andrebbe tolta l'inchiesta il prima possibile”, ha detto Bazzi dal salotto di Giletti. “Sta facendo dei danni pazzeschi e creando un danno reputazionale alla Svizzera intera. È da un mese e mezzo che sono allibito, dal primo giorno in cui abbiamo cominciato a fare domande alla Procura vallesana”.

Sul piano istituzionale, il giornalista ha anche ricordato i limiti del sistema federale elvetico: “I Cantoni sono indipendenti, hanno un loro governo, una magistratura e una polizia. Berna non può esercitare pressioni formali, ma qualcuno dovrebbe alzare il telefono, chiamare il Vallese e dire: adesso basta”.

Cerno contro tutti: “Pilloud dovrebbe finire lei stessa indagata”

Il tono si è alzato nel confronto con Tommaso Cerno, direttore de “Il Giornale”. Il giornalista ha dichiarato di essersi già trovato a difendersi da querele svizzere per aver sostenuto, fin dal secondo giorno, l'ipotesi di “una grande faida a Crans-Montana”. E ha ricordato come il momento più emblematico della cattiva gestione istituzionale sia stata la prima conferenza stampa, in cui la procuratrice Pilloud e il sindaco Nicolas Féraud erano seduti allo stesso tavolo. “Di fronte a una strage, il procuratore che è lì a nome delle leggi del Cantone avrebbe fatto tutto tranne che una conferenza stampa con il primo che poteva essere indagato”, ha tuonato Cerno.

Quando Bazzi ha ricordato l'esito del processo per la valanga di Rigopiano del 2017, con 29 vittime e condanne quasi nulle, Cerno ha sbottato: “Rigopiano è una vergogna, e abbiamo sollevato molte polemiche. In Italia succede di peggio, ma ci sia permesso di criticare la Svizzera, visto che ci sono 41 ragazzi morti. Il Vallese ha cercato di nascondere la strage, non sono state neanche disposte le autopsie”. E ancora: “A Pilloud non solo andrebbe tolta l'inchiesta, dovrebbe finire lei stessa indagata”.

A smorzare i toni ci ha pensato il padre di un giovane rimasto ustionato nel rogo. L'uomo ha tenuto a precisare che non si tratta di uno scontro tra Italia e Svizzera, ma di una richiesta di verità e collaborazione tra i due Paesi. Ha riconosciuto i ritardi iniziali delle indagini, ma ha aggiunto che la situazione sembra ora avviata nella direzione giusta. E ha concluso con una considerazione che va oltre i singoli imputati: “Le responsabilità non sono solo dei Moretti. Sono anche del Comune di Crans-Montana e del Canton Vallese”.

 

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