POLITICA
Moretti libero, è crisi diplomatica. Roma richiama l'ambasciatore. Cassis e Parmelin: "Separazione dei poteri"
La premier Giorgia Meloni e il Ministro degli Esteri Antonio Tajani «hanno dato istruzione a Gian Lorenzo Cornado di prendere immediatamente contatto con la procuratrice generale del Canton Vallese Béatrice Pilloud

CRANS-MONTANA - Sul caso di Crans-Montana, oltre quello giudiziario si apre anche un fronte diplomatico. Il Governo italiano, infatti, ha deciso di richiamare l'ambasciatore a Berna, Gian Lorenzo Cornado, «per definire le ulteriori azioni da intraprendere».

La decisione arriva all'indomani della decisione del Tribunale delle misure coercitive di Sion di scarcerare Jacques Moretti proprietario del Constellation dove è avvenuta la tragedia di Capodanno che ha provocato 40 morti, di cui sei italiani, e 116 feriti.

In una nota, Palazzo Chigi spiega che la premier Giorgia Meloni e il Ministro degli Esteri Antonio Tajani «hanno dato istruzione all’ambasciatore d’Italia in Svizzera Gian Lorenzo Cornado di prendere immediatamente contatto con la procuratrice generale del Canton Vallese Béatrice Pilloud per rappresentarle la viva indignazione del governo e dell’Italia» dopo la scarcerazione di Moretti avvenuta «nonostante l’estrema gravità del reato di cui è sospettato, le pesanti responsabilità che incombono su di lui, il persistente pericolo di fuga e l’evidente rischio di ulteriore inquinamento delle prove a suo carico».

Una decisione che «rappresenta una grave offesa e una ulteriore ferita inferta alle famiglie delle vittime della tragedia di Crans-Montana e di coloro che sono tuttora ricoverati in ospedale». 

«L’Italia tutta chiede a gran voce verità e giustizia» e «provvedimenti rispettosi, che tengano pienamente conto delle sofferenze e delle aspettative delle famiglie» conclude la nota.

Tajani: buchi nell'inchiesta

La scarcerazione di Jacques Moretti «si poteva evitare», perché «potrebbe tentare la fuga» dice Tajani in un punto stampa alla Farnesina. E, aggiunge, permane anche il «rischio d'inquinamento delle prove». Il messaggio «è diretto alla magistratura cantonale che è responsabile di una inchiesta che fa buchi da tutte le parti». 

In particolare, Tajani ripete che «la scarcerazione per 200mila franchi è inaccettabile. È un'offesa alla memoria delle vittime, alle famiglie, ai feriti, a quelli che sono ancora in pericolo di vita al Niguarda di Milano. È una ferita a tutto il popolo italiano». Quello che il governo intende sapere è «chi ha pagato questa cauzione»: «Vogliamo che si faccia chiarezza».

E proprio per questo, il governo sta anche «studiando con l'avvocatura generale la costituzione di parte civile». E valuta la proposta «di togliere l'inchiesta al cantone e affidarla in maniera straordinaria alla magistratura di un altro cantone». «La premier e io stamani eravamo veramente indignati. Non solo come rappresentanti del governo italiano, ma come genitori e io anche come nonno» conclude Tajani.

La replica di Parmelin e Cassis

In mattinata è arrivata la replica della Svizzera, affidate alle parole del presidente della Confederazione Guy Parmelin: «Possiamo comprendere l'indignazione - ha detto a margine di un'iniziativa politica dell'Udc - ma in Svizzera vige la separazione dei poteri e questa deve essere rispettata. La politica non può interferire. Se sono stati commessi errori sono previste sanzioni».

«Come l'Italia, anche la Svizzera piange le 40 vittime e i tanti feriti della tragedia di Crans Montana. Capiamo il dolore, perché è anche il nostro dolore - scrive su X il ministro degli Esteri svizzero, Ignazio Cassis - Vogliamo chiarezza. Seguiamo con attenzione il lavoro della giustizia del canton Vallese. Ne ho discusso oggi con il collega Antonio Tajani e abbiamo ribadito la volontà di Svizzera e Italia di sostenersi reciprocamente in questa tragedia comune».

 

A replicare anche la procuratrice generale del Canton Vallese, Béatrice Pilloud: «Non voglio provocare un incidente diplomatico tra Italia e Svizzera» ma «non cederò a un'eventuale pressione delle autorità italiane per cui ho consigliato all'ambasciatore di rivolgersi alle autorità politiche svizzere». Parlando all'agenzia Keystone-ATS, Pilloud dice di essere stata contattata dal diplomatico italiano in Svizzera e di aver sottolineato di non essere stata lei a scarcerare Jacques Moretti. «Non si tratta di una mia scelta, ma di una decisione del Tribunale delle misure coercitive». 

L'indignazione della premier

Subito dopo la notizia del rilascio di Moretti, la premier Meloni si era detta «indignata» e aveva fatto sapere che il governo avrebbe «chiesto conto alle autorità svizzere». E così si è arrivati alla decisione della Farnesina di convocare il nostro ambasciatore a Berna.

«La considero un oltraggio alla memoria delle vittime della tragedia di Capodanno e un insulto alle loro famiglie, che stanno soffrendo per la scomparsa dei loro cari. Il governo italiano chiederà conto alle autorità svizzere di quanto accaduto», ha detto la premier Meloni.

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