CRONACA
Ferrari “Luce”, ma in Borsa è buio pesto: il mercato punisce l’elettrica da 550 mila euro
Dopo il debutto solenne al Quirinale, il titolo affonda a Piazza Affari e brucia 5 miliardi. Tra prezzo choc, design contestato e dubbi sui volumi, la prima elettrica di Maranello parte tra freddezza, ironie e sonore bocciature

Doveva essere il giorno della svolta, della Ferrari che entra nell’era elettrica senza perdere un grammo del proprio mito. Doveva essere la consacrazione della “Luce”, prima full electric del Cavallino Rampante, presentata addirittura al Quirinale davanti al presidente Sergio Mattarella, con John Elkann e i vertici del gruppo a fare da cornice istituzionale a un debutto pensato per fare epoca. Invece, per ora, più che una scintilla è sembrata una doccia gelata.

Il giorno dopo la presentazione, il mercato ha parlato con brutalità: il titolo Ferrari è crollato a Piazza Affari dell’8,37%, scivolando a 284,05 euro e lasciando sul terreno qualcosa come 5 miliardi di capitalizzazione. Un tonfo pesantissimo, che da solo racconta quanto il debutto della nuova elettrica abbia lasciato perplessi investitori, analisti e appassionati.

Il primo nodo è il prezzo: 550 mila euro. Una cifra altissima, superiore al modello più costoso oggi in gamma e nettamente sopra il prezzo medio di vendita Ferrari. Una soglia che, inevitabilmente, confina la Luce in una nicchia strettissima. Non a caso diversi analisti ritengono che il modello peserà pochissimo sui volumi complessivi del marchio. E se già il prezzo appare da capogiro, a rendere ancora più fredda la reazione del mercato è il fatto che non siano arrivate indicazioni convincenti sui numeri attesi.

Ma non è solo una questione di listino. A far discutere, e parecchio, è anche l’estetica. La Luce è stata accolta da molti come un oggetto distante dall’idea tradizionale di Ferrari, quasi una creatura ibrida, più figlia di un laboratorio di design globale che di Maranello. Per alcuni osservatori, la nuova vettura si allontana troppo dai canoni storici del Cavallino, fino a sembrare un esercizio di stile che rincorre suggestioni estranee all’anima del marchio. Il risultato è che, invece di incendiare i cuori, la nuova nata ha provocato smorfie, dubbi e paragoni impietosi.

Il sospetto, sempre più evidente, è che Ferrari abbia provato a osare moltissimo, ma in un terreno dove ogni passo falso pesa il doppio. Perché un conto è lanciare un modello nuovo, un altro è toccare il cuore simbolico di un marchio che vive di esclusività, tradizione, rombo, identità e desiderio. Qui non si tratta solo di vendere un’auto elettrica di lusso: si tratta di convincere il mondo che una Ferrari possa essere ancora una Ferrari anche senza ciò che l’ha resa leggenda.

E su questo il verdetto iniziale è stato tutt’altro che benevolo. Le reazioni, soprattutto fra i tifosi più viscerali del marchio, sono state in larga parte negative. C’è chi teme una diluizione dei margini, chi dubita della tenuta del valore residuo di un’elettrica così costosa, chi guarda con sospetto a costi di sviluppo enormi a fronte di volumi presumibilmente modesti. E poi c’è il tema, più sottile ma decisivo, dell’identità: se il cliente Ferrari non si riconosce più nell’oggetto che gli viene proposto, il problema non è solo commerciale, è culturale.

A rendere il quadro ancora più rovente sono arrivate anche le bordate esterne. Carlo Calenda ha sparato a zero definendo la Luce un insulto estetico e tecnologico per chi ama Ferrari o ci ha lavorato. Luca Cordero di Montezemolo, senza troppi giri di parole, ha evocato addirittura il rischio di distruggere un mito, con una frase destinata a pesare: almeno si tolga il cavallino. Parole durissime, che fotografano bene il clima che si è creato attorno a questa operazione.

Certo, Ferrari resta Ferrari. Ha spalle larghissime, un marchio potentissimo, una clientela unica e una capacità di costruire desiderio che pochi al mondo possono vantare. Ma proprio per questo la bocciatura iniziale del mercato fa rumore. Perché non colpisce una casa automobilistica qualsiasi: colpisce un simbolo. E quando un simbolo si lancia nel futuro e viene accolto con diffidenza, sarcasmo e vendite di Borsa, vuol dire che qualcosa, almeno nella percezione, non ha funzionato.

La Luce doveva illuminare la nuova frontiera del Cavallino. Per ora, invece, ha acceso soprattutto un campanello d’allarme.

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