Arrestato Jérôme Barella, 41 anni, arrestato e già noto alla giustizia per numerose segnalazioni e inchieste legate a violenze sessuali su minori

TOLOSA - La Francia è sconvolta dal caso della piccola Lyhanna Bernard, 11 anni, scomparsa il 29 maggio nei dintorni di Fleurance, vicino a Tolosa, e ritrovata morta dopo una settimana di ricerche. Il corpo della bambina è stato scoperto in un’azienda agricola e, in attesa dell’autopsia, gli inquirenti ritengono ormai certo che si tratti di un omicidio.
A scuotere ulteriormente il Paese è il profilo del presunto assassino, Jérôme Barella, 41 anni, arrestato e già noto alla giustizia dal 2017 per numerose segnalazioni e inchieste legate a violenze sessuali su minori. Nonostante ciò, non era mai stato arrestato né processato.
La scomparsa di Lyhanna aveva mobilitato quasi 200 gendarmi impegnati nelle ricerche tra campi, boschi e corsi d’acqua. Un testimone aveva riferito di aver visto la bambina salire su un’auto guidata da un uomo. Le immagini della videosorveglianza avevano poi permesso di identificare Barella, residente nella zona.
Secondo il Corriere della Sera, l’uomo conosceva la famiglia della vittima: sua figlia frequentava la stessa scuola media di Lyhanna. I genitori della bambina avevano però interrotto i rapporti con lui dopo un pigiama party avvenuto all’inizio dell’anno scolastico. La madre di Lyhanna racconta che la figlia le aveva confidato episodi che l’avevano insospettita, come attenzioni eccessive e comportamenti fisici inappropriati.
L’aspetto che sta provocando le polemiche più dure riguarda però i precedenti del sospettato. Già nel 2017 era stato segnalato per una relazione con una minorenne. Nel 2020 era stato licenziato da un liceo dove lavorava come addetto alle pulizie per “comportamenti inappropriati” verso una ragazzina. Nel 2022 era emersa una nuova segnalazione per molestie su minore, mentre nell’estate del 2025 era stata presentata una denuncia per violenza sessuale su una bambina di 10 anni. Eppure, nei nove mesi successivi, Jérôme Barella non era mai stato fermato né interrogato.
La madre della bambina che aveva denunciato l’uomo nel 2025 ha accusato pubblicamente polizia e giustizia di non aver preso sul serio il caso. “Mi hanno detto che li stavo infastidendo”, ha raccontato in televisione, sostenendo che la tragedia forse avrebbe potuto essere evitata.
Il caso ha assunto una dimensione politica nazionale. Dal Montenegro, il presidente Emmanuel Macron si è detto “scioccato” parlando di un “disfunzionamento inaccettabile della giustizia”. Il ministro della Giustizia Gérald Darmanin e il ministro dell’Interno Laurent Nuñez hanno annunciato un’indagine amministrativa urgente per chiarire le responsabilità.
Anche l’opposizione attacca duramente il governo. Il deputato del Rassemblement National Jean-Philippe Tanguy ha denunciato “tempi della giustizia sconcertanti”, accusando l’esecutivo di non riuscire a garantire la sicurezza dei cittadini. La vicenda è già diventata uno dei temi più sensibili del dibattito politico francese in vista delle presidenziali del 2027.