La sedicenne milanese: "Non cerco vendetta: voglio giustizia, perché quell'incendio ha rovinato la vita di tante persone che non se lo meritavano. Non è giusto che chi ha colpe la passi liscia"

«Non cerco vendetta: voglio giustizia, perché quell'incendio ha rovinato la vita di tante persone che non se lo meritavano. Non è giusto che chi ha colpe la passi liscia». A parlare è Sofia Donadio, la sedicenne milanese rimasta gravemente ferita nel rogo scoppiato nella notte tra il 31 dicembre e il 1° gennaio al locale Constellation di Crans-Montana.
Per la prima volta la giovane ha raccontato la propria esperienza, ripercorrendo quei momenti drammatici ma anche il difficile percorso di riabilitazione che continua ancora oggi. Nonostante le gravi ustioni riportate alla schiena, alle braccia e alle gambe, Sofia ha voluto mostrarsi senza nascondere le cicatrici, spiegando di averlo fatto «per far sapere quanto stiamo lottando tutti quanti noi» coinvolti nell'incendio.
Sul piano personale è arrivato anche un piccolo segnale di speranza: la promozione a scuola. «È stata un po' come una rinascita», racconta, ricordando di essere riuscita a partecipare all'ultimo giorno di lezioni e a festeggiare con i compagni. E commentando le recenti bocciature di alcuni studenti svizzeri aggiunge senza mezzi termini: «Un'assurdità».
Il recupero, però, è ancora lungo. Le corde vocali sono state danneggiate e la ragazza segue tre sedute settimanali di logopedia. A queste si aggiungono fisioterapia, supporto psicologico e le dolorose sedute laser per il trattamento delle cicatrici. «Sorrido, ma è dura», ammette.
Nel ricostruire la tragedia, Sofia riferisce anche un particolare destinato ad alimentare interrogativi sulle condizioni di sicurezza del locale. Secondo il suo racconto, "l'uscita di emergenza era chiusa con una catena e un lucchetto, mentre davanti alla porta si trovava uno sgabello". Una situazione che, afferma, aveva già notato nei giorni precedenti, avendo frequentato il Constellation più volte durante le vacanze natalizie.
La giovane ricorda gli attimi dell'incendio: era seduta con alcuni compagni di classe quando le fiamme hanno iniziato a propagarsi. Ha cercato immediatamente di raggiungere l'uscita, ma la scala era completamente affollata. Di bassa statura, è riuscita a farsi strada avanzando a quattro zampe tra la folla, fino a perdere conoscenza a causa del fumo.
Il risveglio è avvenuto all'esterno del locale, dove una turista francese le stava prestando soccorso. «Le sono grata», dice.
Nel suo racconto trovano spazio anche altri elementi relativi alla serata: le fontane pirotecniche, racconta, erano già state utilizzate allo scoccare della mezzanotte, mentre gli alcolici venivano serviti regolarmente e, secondo la sua testimonianza, all'ingresso non venivano effettuati controlli sui documenti d'identità.
Sofia ricorda infine anche il periodo trascorso in coma, spiegando di aver percepito sensazioni e sogni che descrive come «strani, tipo film di fantascienza», prima di affrontare il lungo percorso verso una nuova normalità.