Il consigliere nazionale: "E c'è un interrogativo che appare inevitabile: la decisione di rimetterlo in libertà ha esposto altri giovani al rischio di nuovi abusi?"

Uscito di prigione in maggio, dopo essere stato arrestato un anno fa, l’ex agente di una Polizia comunale del Locarnese accusato di atti sessuali con minorenni è già tornato dietro le sbarre. Lo scrive oggi LaRegione, riportando anche la conferma del Ministero pubblico, il quale precisa che “l’imputato era stato scarcerato su decisione del Giudice dei provvedimenti coercitivi, con l’adozione di misure sostitutive. Recentemente sono emersi indizi di ulteriori reati, motivo per cui è stato nuovamente disposto il suo arresto. Quest’ultima misura restrittiva è stata ora confermata dal Gpc per tre mesi”.
I nuovi reati sarebbero riconducibili, seppur con fatti di minore entità, allo stesso ambito che aveva portato all’arresto dell’ex agente: l’uomo, di circa 40 anni, è accusato di aver abusato sessualmente di un ragazzo, oggi maggiorenne che avrebbe iniziato a ricevere attenzioni – e, a quanto pare, anche consistenti somme di denaro – quando aveva appena undici anni, per un periodo di due o tre anni.
Gli inquirenti hanno inoltre approfondito altri episodi: quando aveva circa diciotto anni, l’accusato avrebbe coinvolto alcuni ragazzini in giochi considerati quantomeno inappropriati.
Com’è possibile? Si chiede il consigliere nazionale e vicepresidente del Centro Giorgio Fonio. “È una domanda che, probabilmente, in molti si stanno ponendo - scrive sul suo profilo Facebook -. Com'è possibile che una persona accusata di pedofilia, arrestata per gravi reati sessuali ai danni di minori, sia stata rimessa in libertà provvisoria e, poco tempo dopo, nuovamente arrestata per fatti riconducibili allo stesso ambito?
È legittimo chiedersi se, al momento della scarcerazione, siano stati valutati con sufficiente attenzione il rischio di recidiva e la tutela delle possibili vittime.
E c'è un interrogativo che appare inevitabile: la decisione di rimetterlo in libertà ha esposto altri giovani al rischio di nuovi abusi? Se le nuove accuse dovessero essere confermate, ci si dovrà chiedere se quelle presunte vittime avrebbero potuto essere risparmiate. La sicurezza dei nostri bambini e dei nostri ragazzi deve venire prima di tutto”.
L’inchiesta, va ricordato, aveva preso avvio dopo una segnalazione del personale medico che aveva visitato il figlio dell’agente per presunti maltrattamenti: l’uomo era stato interrogato e dal suo telefono cellulare erano emersi messaggi e immagini compromettenti.