L'ex capitano parla al Corriere del Ticino: "Per anni, il mister ha rivendicato le proprie origini ticinesi. Ma cosa ha fatto per i giovani del posto?"

LUGANO – Poco più di ventiquattro ore e il Lugano debutterà ufficialmente nella sua nuova casa. All’AIL Arena, domani, si terrà la prima sfida dei bianconeri per l’andata del secondo turno di qualificazione alla Conference League. Non ci sarà, ma ormai è già noto da parecchio, Mattia Bottani. Il figlio della città non rientrava più nei piani della società, seppur la sua immagine sia stata utilizzata come simbolo della campagna verso il nuovo stadio. Misteri e incoerenze di un mondo del calcio non più abituato a ragionare con il cuore. Al Corriere del Ticino – intervistato da Massimo Solari -, Bottani parla alla vigilia della sfida europea togliendosi anche più di un sassolino delle scarpe.
Ci sarà Mattia Bottani domani? “L’idea è esserci. Si tratta di un evento storico e ho voglia di tifare la squadra della nostra città. Che emozioni provo a freddo? Un forte mix di orgoglio e gratitudine, ma anche l’amarezza per come si sono concluse alcune cose”. E qui serve fare uno, due, passi indietro. L’ex dieci dice che avrebbe “voluto salutare la mia gente scendendo in campo dal primo minuto e con la fascia al braccio, dando l’addio in maniera diversa. Mi è stata tolta la possibilità di salutare i tifosi luganesi dal primo minuto. Ma la decisione qualifica lui (Croci-Torti, ndr), non me”.
Il giornalista chiede a Bottani se prevale un sentimento di delusione o rabbia nei confronti del “Crus”. “Per essere delusi bisogna avere delle aspettative, e io non ne avevo più. La società negli ultimi anni ha allontanato figure storiche. Non mi aspettavo che le cose andassero diversamente per me. Avrei preferito solo un confronto sincero guardandomi negli occhi. Si è preferito far finta di nulla fino l'ultimo giorno”.
“Il crus ha creduto in me? Siamo noi, in realtà, ad aver creduto in lui, concordando con la società di confermarlo dopo l’addio di Braga. Ho provato ad aiutarlo, anche sul piano umano, ma col tempo alcune sue scelte mi hanno fatto perdere la stima nei suoi confronti”. E ancora stoccate: “La società ha fatto un lavoro straordinario. Ma alla luce del budget e qualità della rosa, ritengo che sul campo si sia raccolto meno di quanto fosse possibile”.
Finita qui? Non proprio. Perché Bottani aggiunge pepe. “Per anni, l’allenatore ha rivendicato con orgoglio le proprie radici ticinesi. Ma in cinque anni, cosa è stato fatto per i giovani del posto?”. “Il bene del Lugano – dice al Cdt – viene prima di tutto. E se mi sono esposto in questo modo è perché credo che la verità, anche se scomoda, sia l’unico modo per migliorare”.