Il discorso del Vescovo per il 1° agosto alla Messa al Passo del San Gottardo: "Oggi festeggiamo cose davvero belle: Patria, casa,famiglia,legami, istituzioni, tradizioni e valori"

*Discorso del Vescovo Mons. Alain de Raemy
Oggi festeggiamo cose davvero belle: Patria, Casa, Famiglia, Legami, Istituzioni, Tradizioni e Valori. Festeggiamo il modello svizzero di vita democratica, anche se sempre perfettibile.
Oggi manifestiamo il nostro attaccamento alle nostre grandi e piccole città, ai paesi, alle frazioni, ai borghi e ai quartieri; ai nostri luoghi di attinenza o di domicilio.
Nelle nostre chiese, parrocchie e monasteri si prega ogni giorno, e non solo il 1° agosto, per le autorità civili, che saluto con gratitudine, e per tutti i concittadini, vivi e defunti.
Saluto con affetto la presenza dei vescovi geograficamente più vicini al Ticino: i miei confratelli monsignor Joseph Maria Bonnemain, vescovo di Coira, e monsignor Jean-Marie Lovey, vescovo di Sion. Saluto anche lo zio del mio delegato ad omnia, monsignor Pierre Farine, vescovo ausiliare emerito a Ginevra, nato a Locarno. Vi faccio ancora tre confidenze: il vescovo di Coira ha appena compiuto 78 anni e il vescovo di Sion ne compirà domani 76. Auguri a voi, cari confratelli della Conferenza dei vescovi svizzeri! Ma c’è di più: il nostro caro vescovo emerito Pier Giacomo Grampa sta per compiere, a ottobre, 90 anni.
Siamo qui in preghiera anche con i nostri fratelli e le nostre sorelle di fede cristiana evangelica, veterocattolica e ortodossa, e con i membri della Comunità di lavoro delle Chiese cristiane in Ticino, che saluto con viva e fraterna cordialità.
Tutti noi, laici, diaconi e presbiteri, siamo grati al Creatore, ma anche ai nostri antenati, per i nostri laghi, boschi, prati, montagne, alpi, passi e gallerie, che non ci separano, ma ci collegano.
Ed eccoci quindi qui, in cima, sul passo e luogo di passaggio del San Gottardo, a celebrare la Santa Messa, secondo la viva tradizione ambrosiana nata in valle, ad Airolo. Eccoci qui a celebrare l’amore di Gesù, manifestato sulla croce della nostra bandiera. Eccoci in preghiera per la Confederazione, per i suoi Cantoni e per tutti i suoi abitanti.
Lo facciamo collegati, grazie alla RSI, alla RTS e alla SRF, con la Svizzera intera. È un servizio pubblico che desidero ringraziare.
Dal San Gottardo, o meglio ancora con il nostro santo Gottardo, grande testimone del Vangelo nell’Europa dell’XI secolo, preghiamo per la Patria comune e, insieme, per la pace nel mondo.
Ogni Patria merita rispetto.
"Un profeta non è disprezzato se non nella sua patria e in casa sua"
Un profeta, dunque, cioè qualcuna o qualcuno che ha davvero qualcosa da dire, viene solitamente apprezzato, ascoltato, rispettato e ammirato. Salvo però, dice Gesù, nella sua patria e in casa sua.
Sembrerebbe che nella sua patria, in casa sua, quasi per definizione e quasi per scontato, un vero profeta venga sistematicamente disprezzato.
Questo ce lo dice proprio oggi Gesù, nella ricorrenza della nostra festa nazionale, la festa della Patria, nel Vangelo previsto dalla liturgia ambrosiana.
"Un profeta non è disprezzato se non nella sua patria e in casa sua".
Chissà quante sono le voci profetiche che la nostra Patria, forse, non ha voluto ascoltare.
È vero che, se parla uno dei nostri nel luogo in cui siamo cresciuti, tutti noi, suoi coetanei e concittadini, pensiamo di conoscerlo già. Se questi comincia a profilarsi diversamente, non sembra più la stessa persona che abbiamo conosciuto e che pensavamo di conoscere. Ci sorprende e non ci lascia tranquilli.
"Da dove gli vengono questa sapienza e i prodigi?", dicevano di Gesù a Nazaret, nel suo comune.
"Non è costui il figlio del falegname? E sua madre non si chiama Maria? E i suoi fratelli, Giacomo, Giuseppe, Simone e Giuda? E le sue sorelle non stanno tutte da noi? Da dove gli vengono allora tutte queste cose?".
Avrebbe potuto essere, invece, un motivo di orgoglio per loro: questo nostro umile concittadino è diventato un grande, una personalità importante in Israele. Colpisce ovunque ed è dunque normale che ci sorprenda anche qui da noi, in Galilea. Fa conoscere la nostra piccola Nazaret in tutto Israele.
È come quando un giocatore di calcio diventato famoso torna a casa: che bello, che bravo! Un po’ come 26 anni fa, quando il consigliere federale Adolf Ogi era riuscito a far conoscere la sua piccola Kandersteg nel mondo intero.
Ma Nazaret non è Kandersteg e, soprattutto, Adolf Ogi non è Gesù!
Torniamo a Gesù. Il Vangelo dice che, a Nazaret, egli era per loro motivo di scandalo. E lì, a causa della loro incredulità, non fece molti prodigi.
Carissimi, oggi, ascoltando queste parole di Gesù, profeta scomodo nella sua patria, dobbiamo chiederci: possiamo considerarci anche noi una nazione, patria di Gesù, e così quasi giustificare l’attuale incredulità e la mancanza di fede dei nostri concittadini?
Diciamo piuttosto che siamo patria, se non sua, almeno di alcuni suoi discepoli giunti fin qui. Già nei lontani secoli IV, V e VI, Ginevra, Losanna, Sion, Basilea, Coira, San Gallo e Saint-Maurice diventarono centri profetici della diffusione del Vangelo, ben prima che cominciasse a esistere la Svizzera. Questo territorio, oggi chiamato svizzero, prima di organizzarsi a poco a poco in una confederazione di Cantoni, come la conosciamo oggi, era già terra di cristiani e terra di profeti.
Non dico "terra cristiana", perché questa non è mai esistita da nessuna parte. Anzi, per Dio tutto l’universo è terra santa. Ma questa nostra terra elvetica, prima ancora di essere un’unione di Cantoni, è stata una terra abitata da cristiani profetici. E furono tanti, grandi, santi e martiri, come Maurizio e Verena. Carissimi, non dobbiamo quindi aver paura di continuare a sorprendere, come Gesù, in questo territorio e nella nostra Patria.
Anche oggi non possiamo che essere profeti. Non per rinnegare la Svizzera, ma proprio per valorizzarla, anche quando non veniamo capiti. È sempre difficile andare un po’, o molto, controcorrente. Ma è sempre bellissimo stare con Gesù e amare come lui.
Amare la vita del bambino non ancora nato. Amare la vita del malato e dell’anziano condannati da tutti. Amare la vita dello straniero che non sa dove andare. Amare la vita del più povero e misero. Amare la vita di chi si dichiara nostro nemico. Amare la vita di chi non la pensa come noi. La verità profetica, veramente e genuinamente cattolica e cristiana, non esclude e non condanna, ma ama.
Il vero cristiano ama in tutte le circostanze: in famiglia, a scuola, al lavoro, nella politica e nella società. Ama la vita, ama ogni vita e ama senza mai arrendersi. Così ha fatto e vissuto il nostro santo patrono Nicolao della Flüe.
"Da dove gli vengono questa sapienza e i prodigi?", si chiedevano parlando di Gesù. Sarebbe bello se molti si chiedessero lo stesso di noi. Da dove vengono la sapienza e i prodigi di un’intelligenza cristiana, che non è mai artificiale, ma sempre reale? Il Vangelo dice: "E lì, a causa della loro incredulità, non fece molti prodigi" Non fece molti prodigi, ma ne fece. E chissà quanti ne fecero i suoi discepoli dopo di lui!
*discorso pronunciato alla Messa al Passo del San Gottardo