Il 75enne è morto dopo la grave caduta di domenica sui monti di Prugiasco, dove stava cercando funghi. Per quindici anni alla guida degli impianti, lascia il ricordo di una persona generosa, tenace e profondamente legata alle sue montagne

La Valle di Blenio piange Fabio Mandioni, per tutti “Fibro”, figura conosciuta e molto amata soprattutto per il lungo impegno al Nara. Aveva appena compiuto 75 anni e domenica 9 agosto era rimasto vittima di un grave incidente sui monti di Promesciallo, in territorio di Prugiasco, mentre era alla ricerca di funghi. Secondo la ricostruzione della Polizia cantonale, era precipitato per circa cinquanta metri da una parete rocciosa. Soccorso dalla Rega e trasportato in ospedale in condizioni critiche, non è purtroppo sopravvissuto alle gravi ferite riportate.
Originario proprio di Prugiasco e domiciliato a Muralto, Mandioni aveva mantenuto un legame fortissimo con la Valle di Blenio e, in particolare, con il Nara, che per molti anni era diventato quasi una seconda casa. Per quindici anni, fino al 2018, era stato alla guida degli impianti invernali, dopo essere entrato nel 2002 negli Amici del Nara come responsabile tecnico.
Come ricorda il Corriere del Ticino, in quegli anni Mandioni aveva accompagnato, insieme ai volontari, una fase importante dello sviluppo della stazione: dal rinnovo delle seggiovie all’allacciamento elettrico degli scilift dell’Alpe di Nara e dell’Alpe Laghetto, fino agli interventi sul ristorante. Un impegno che non si esauriva negli aspetti tecnici o gestionali, ma nasceva da una convinzione profonda nelle potenzialità turistiche della valle.
Non sorprende quindi la quantità di messaggi di affetto comparsi dopo la notizia della sua morte. Gli Amici del Nara lo hanno salutato con riconoscenza, ricordando quanto abbia dato alla stazione, mentre anche da Campo Blenio è arrivato il ringraziamento per le battaglie combattute insieme a difesa degli impianti di risalita e, più in generale, del turismo invernale bleniese. Il cordoglio si è rapidamente esteso ben oltre la valle, coinvolgendo amici, ex colleghi, autorità e semplici conoscenti.
Mandioni aveva alle spalle anche una lunga esperienza professionale nel settore tecnico ed elettrico, fino a incarichi dirigenziali alla General Electric. Ma è soprattutto il rapporto con il territorio a emergere oggi nei ricordi di chi lo ha conosciuto: una persona disponibile, concreta, capace di spendersi senza troppo rumore per ciò in cui credeva.
Anche dopo aver lasciato la direzione del Nara per dedicare più tempo alla famiglia e ai nipoti, aveva continuato a seguire da vicino le sorti della stazione e dell’intera valle. Nel 2018, in una delle ultime interviste rilasciate da direttore, metteva già l’accento sulla necessità di non limitarsi agli impianti sciistici, ma di sviluppare un’offerta turistica più completa, in particolare sul fronte delle strutture ricettive. Una riflessione che, a distanza di anni, conserva buona parte della sua attualità.
Dietro quella visione c’era la consapevolezza della fragilità delle piccole stazioni di montagna: bastava una stagione povera di neve per rimettere in discussione equilibri costruiti con fatica. Per questo Mandioni chiedeva investimenti, progettualità e la capacità di rendere la Valle di Blenio più attrattiva nel suo insieme, non soltanto sulle piste.
La sua morte è arrivata proprio sulle montagne alle quali era rimasto legato per tutta la vita. E forse è anche per questo che il dolore ha attraversato in modo così profondo la valle. Fabio Mandioni non è stato soltanto il direttore del Nara, ma una di quelle persone che finiscono per identificarsi con un luogo, con le sue battaglie e con la volontà ostinata di farlo vivere.
Oggi restano i progetti ai quali ha contribuito, le battaglie condivise e, soprattutto, il ricordo di un uomo descritto da molti con le stesse parole: generoso, tenace, disponibile. Un patrimonio umano che la Valle di Blenio difficilmente dimenticherà.