Le categorie maggiormente esposte sono i giovani tra i 17 e i 32 anni e le persone con più di 65 anni

È un’estate nera per le acque ticinesi. In meno di due mesi sette persone hanno perso la vita nei laghi e nelle piscine del Cantone. Tre soltanto tra lunedì e martedì: una donna di 64 anni a Magliaso, un uomo di 72 alla foce della Maggia e una 52enne nelle acque del Ceresio, a Melide. A questi casi si aggiunge il principio di annegamento del bambino di tre anni soccorso venerdì scorso al Lido di Locarno.
Una sequenza impressionante, che porta a otto il numero complessivo degli incidenti mortali in acqua avvenuti in Ticino dall’inizio dell’anno, comprendendo anche il 17enne precipitato nel fiume Verzasca lo scorso aprile. Limitandosi alla stagione estiva, le vittime sono invece sette, già due in più rispetto ai cinque annegamenti registrati durante tutta l’estate del 2025.
La prima tragedia estiva risale al 26 giugno a Porto Ronco. Uno svizzero di 75 anni, domiciliato nel Canton Berna e in vacanza in Ticino, era scomparso mentre faceva il bagno nel Lago Maggiore. Il suo corpo era stato successivamente recuperato non lontano dalla spiaggia.
Il 14 luglio, a Vairano, nel Gambarogno, uno svizzero in vacanza con la famiglia era stato trovato privo di sensi nella piscina di una casa privata. Secondo le informazioni diffuse all’epoca, l’uomo avrebbe accusato un malore improvviso mentre nuotava. Inutili i soccorsi.
Soltanto due giorni più tardi, il 16 luglio, un 95enne svizzero domiciliato nel Locarnese aveva perso conoscenza nelle acque del Verbano a Magadino. Portato a riva e sottoposto alle manovre di rianimazione, era morto sul posto. Questi primi quattro casi del 2026, compreso quello del giovane annegato in Verzasca, erano stati ricostruiti dalla RSI in un approfondimento dedicato agli annegamenti.
Il 5 agosto la tragedia si è spostata sul Ceresio. Poco prima delle cinque del mattino, un 25enne italiano residente nel Luganese è scomparso durante una nuotata all’altezza del Ponte del Diavolo, a Lugano. Il corpo del giovane è stato individuato a circa quattro metri dalla riva e a tre metri di profondità.
Poi gli ultimi drammatici giorni. Lunedì 17 agosto, poco prima delle 15, una 64enne svizzera domiciliata nel Canton Zurigo è stata rinvenuta priva di sensi nella piscina di una residenza di vacanza in via Bosconi a Magliaso. Alcuni bagnanti hanno immediatamente iniziato la rianimazione, proseguita dai soccorritori, ma per la donna non c’è stato nulla da fare.
Sempre lunedì, quasi alla stessa ora, è scattato l’allarme per la scomparsa di un bagnante alla foce della Maggia. Le ricerche, condotte dalla Polizia cantonale e dalla Salvataggio Sub Gambarogno, sono terminate martedì mattina con il recupero del corpo di un 72enne svizzero domiciliato nel Locarnese. L’uomo si trovava a circa venti metri dalla riva, a una profondità di dieci metri. La dinamica resta da chiarire.
Martedì pomeriggio, infine, un’altra tragedia nel Ceresio. Una 52enne svizzera residente nel Luganese è stata trovata priva di sensi ad alcuni metri dalla riva a Melide. Alcune persone presenti l’hanno portata a terra, dove sono cominciate le manovre di rianimazione, ma anche in questo caso ogni tentativo si è rivelato inutile.
Pochi giorni prima, al Lido di Locarno, si era invece sfiorata la tragedia. Un bambino italiano di tre anni era finito sott’acqua in una delle piscine dello stabilimento. A riportarlo in superficie sarebbe stata una ragazza di 14 anni, immediatamente aiutata da altri presenti e dal personale del Lido. Il piccolo è stato trasportato in ospedale, ma fortunatamente la sua vita non è risultata in pericolo.
Il bilancio dell’estate 2026 è dunque già superiore a quello dell’anno scorso, quando in Ticino si contarono cinque annegamenti: due nei laghi, due nei fiumi e uno durante un’attività di torrentismo. È però ancora presto per affermare che ci si trovi di fronte a una crescita strutturale. Sacha Gobbi, responsabile del progetto cantonale “Acque sicure”, aveva ricordato alla RSI che, nonostante l’aumento costante di residenti e turisti che frequentano laghi, fiumi e piscine, sul lungo periodo il numero degli incidenti mortali è rimasto sostanzialmente stabile e in alcune fasi è persino diminuito.
L’estate particolarmente calda e secca ha però spinto più persone a cercare refrigerio in acqua, aumentando inevitabilmente l’esposizione al rischio. E la successione degli ultimi casi mostra che il pericolo non riguarda soltanto nuotatori inesperti o situazioni estreme. In diversi episodi le vittime sono state rinvenute improvvisamente prive di sensi, anche a poca distanza dalla riva.
Secondo la Società svizzera di salvataggio, le categorie maggiormente esposte sono i giovani tra i 17 e i 32 anni e le persone con più di 65 anni. Tra gli anziani possono risultare decisivi un malore, l’affaticamento o una patologia preesistente. I giovani uomini tendono invece più frequentemente a sopravvalutare le proprie capacità o ad assumere comportamenti rischiosi. Fra gli altri fattori ricorrenti figurano l’alcol, la stanchezza, la disattenzione e l’ingresso in acqua senza conoscere le condizioni del luogo.
Laghi e fiumi presentano inoltre insidie differenti. Nei corsi d’acqua sono particolarmente pericolosi le correnti, gli ostacoli sommersi, i cambiamenti improvvisi della portata e la difficoltà di raggiungere la riva. Nei laghi pesano la distanza percorsa, la temperatura dell’acqua, la profondità e i mutamenti meteorologici.
L’Ufficio prevenzione infortuni ricorda che in Svizzera circa una persona su cinque entra in acqua da sola; fra gli ultrasessantaquattrenni la proporzione sale quasi a una su tre. Ogni anno circa 25 persone muoiono mentre fanno il bagno o nuotano in laghi e fiumi e, spesso, affondano improvvisamente pur sapendo nuotare. Da qui la raccomandazione di non nuotare soli e di portare sempre una boa o un altro dispositivo di galleggiamento.
Perché in acqua, come dimostrano le tragedie di queste settimane, può bastare un malore improvviso o un momento di difficoltà per non riuscire più a tornare a riva.