Paolo Attivissimo sgonfia entusiasmi e allarmismi sull'intelligenza artificiale: dal lavoro ai consigli medici, fino alle uscite dei CEO e di Trump.

BELLINZONA – L'intelligenza artificiale corre, e con lei corrono promesse, paure e proclami. Per fare chiarezza ci siamo rivolti a Paolo Attivissimo, che da trent'anni smonta bufale e spiega la tecnologia al grande pubblico. Il suo invito è a guardare oltre le demo promozionali. Queste IA, dice, “sbagliano, e spesso sbagliano in modi ridicoli”. Eppure, usate con giudizio, possono diventare strumenti preziosi.
Paolo, il progresso dell'IA è quasi spaventoso. È una minaccia per tanti posti di lavoro o un'opportunità da cogliere?
“Prima di tutto, attenzione a non farsi sedurre dalla propaganda dei venditori di servizi di IA. Le prestazioni reali di questi prodotti sono ben più modeste di quanto ci mostrano le demo promozionali. La carenza principale è l'affidabilità: le IA sbagliano, e spesso sbagliano in modi ridicoli, che rivelano che non stanno "capendo" quello che fanno. Notare e correggere questi errori ha un costo umano notevole, che si somma a quello dell'uso delle IA. Le IA sono quindi una minaccia nel senso che chi le vende riesce a convincere i datori di lavoro di poter fare a meno delle persone. Dopo qualche mese, però, quei datori di lavoro si rendono conto che le persone competenti servono ancora.
La seconda carenza è la fisicità. Qualunque lavoro prevalentemente manuale, dal fisioterapista al calzolaio all'operaio in cantiere, ha un rischio bassissimo di essere sostituito dalle IA, nonostante i notevoli progressi della robotica. Sono più a rischio i lavori intellettuali, specialmente quelli di livello medio-basso e molto procedurali. Ma anche in questo caso le IA possono essere un'opportunità per chi è flessibile e impara a usarle per lavorare meglio. Significa riqualificarsi e cambiare metodi, e non è facile. Lo so perché ci sono passato personalmente nella mia attività di traduttore di documenti tecnici. Uso le IA come assistenti e come consulenti. Le uso anche per scrivere la prima bozza, che prima digitavo tediosamente a mano o dettavo. Così ho più tempo per concentrarmi sulla parte più intellettuale del lavoro: la revisione e il controllo di qualità, che richiedono una profonda comprensione del contesto, quella che l'IA non ha”.
Quali sono le criticità più evidenti nel mondo dell'IA e quali domande devono cominciare a porsi gli utenti?
“Costi, efficacia reale e riservatezza dei dati. I servizi di IA di alto livello, quelli che permettono di svolgere compiti complessi, hanno costi molto elevati, a volte superiori a quelli dei lavoratori che dovrebbero sostituire. E in ogni caso richiedono il controllo di esperti umani, che comporta un ulteriore costo. Chi vuole usare questi prodotti nel mondo del lavoro deve valutare se produrranno un risparmio reale. Soprattutto, deve chiedersi dove finiscono i dati inseriti in queste IA. Quel "dove" va inteso anzitutto in senso geografico: verso quali Paesi rischiano di essere trasferiti, con tutte le serie questioni di protezione dei dati personali che ne derivano. Ma va inteso anche in senso aziendale: il know-how contenuto nei dati e nei documenti di un'azienda potrebbe essere usato per addestrare queste IA e finire così a disposizione della concorrenza”.
Amodei dice che per troppo tempo il settore ha mentito sui rischi di questa tecnologia e ammette di non aver capito appieno che cosa avrebbe comportato un progresso così rapido. Sono dichiarazioni allarmanti?
“Sono allarmanti se le prendiamo per sincere, perché le conseguenze dei progressi delle IA erano ampiamente prevedibili, e previste. Non ci vuole un genio per capire che, se si inventa un aggeggio capace di svolgere molti lavori prima riservati agli esseri umani, ci saranno sconvolgimenti sociali. Davvero questi CEO non hanno mai letto un buon libro di fantascienza? O anche solo visto distrattamente Terminator?
La mia impressione, condivisa da molti esperti del settore, è che queste dichiarazioni servano a mascherare un problema che non è informatico: l'enorme indebitamento delle grandi aziende dell'IA. Queste aziende stanno facendo investimenti immensi per restare al passo con la concorrenza e fornire prodotti davvero efficaci. Rallentare tutti insieme permetterebbe di alleviare le sofferenze di cassa”.
Molti oggi chiedono all'IA consigli medici, legali e finanziari. Dove passa il confine tra un uso sensato e uno pericoloso?
“Chiedere consigli di questo genere a un'IA è come affidarsi a una cartomante o alla lettura delle foglie di tè. Scegliere una terapia perché l'ha suggerita ChatGPT è come sceglierla leggendo l'oroscopo. Ricordiamoci che questi prodotti sono semplicemente elaboratori statistici di parole. Mettono in fila le parole e le frasi più probabili partendo dallo spunto dato dall'utente, senza alcuna comprensione reale di quello che fanno. I loro risultati hanno un'aria molto credibile e sono fatti apposta per compiacere, ma non si basano su una reale conoscenza della materia. Le attuali IA commerciali sono pappagalli che ripetono senza capire.
Questo non vuol dire che siano da buttare. Possono riassumere un testo, suggerire spunti e velocizzare le ricerche. Possono creare immagini, video, voci e musica di buona qualità, riconoscere oggetti o trascrivere conversazioni. Ma tutto quello che producono va verificato e ricontrollato, senza fidarsi ciecamente. Sono un buon aiuto per chi è competente in una materia, e dei pericolosi ciarlatani per chi non lo è”.
Trump ha detto che l'unico argine di cui l'IA ha bisogno è un presidente forte e intelligente come lui. Come si fa informazione seria su un tema tecnico quando il dibattito politico è a questo livello?
“Si liquidano le sparate dei megalomani incompetenti per quello che sono, e poi ci si concentra sui fatti concreti e sui risultati delle ricerche degli esperti. Fare informazione seria, però, richiede alcune condizioni. Servono canali disposti a veicolarla senza sensazionalismi né tifoserie sponsorizzate. Serve un'opinione pubblica disposta ad ascoltare una spiegazione chiara, anche se magari lunga, e nell'era di TikTok questo non è facile. Servono infine politici disposti ad accettare la realtà dei fatti anche quando va contro i desideri loro e dei loro elettori: un talento raro, e raramente remunerativo”.
Lei smonta bufale da trent'anni. L'IA le ha reso il lavoro impossibile o le ha solo cambiato gli attrezzi?
“Lo ha reso più complicato. Grazie all'IA il costo di produrre una bufala è precipitato, e grazie ai social network è crollato anche il costo di diffonderla. I social, oltretutto, premiano qualunque contenuto, vero o falso, che generi traffico e quindi profitti pubblicitari. Oggi ci sono più bufale che in passato perché fabbricarle costa meno e ci si guadagna molto facilmente. Ma valgono ancora le regole di sempre: conta la fonte, più della notizia, dell'immagine o del video. La fonte è affidabile? È competente? È verificabile? È di parte?
Inoltre l'IA ha fornito a noi "cacciatori di bufale" strumenti preziosi. Software appositi possono analizzare le immagini e rivelare tracce di manipolazione che sfuggirebbero anche a un occhio esperto. La traduzione tramite IA ci permette di accedere a documenti e siti stranieri che altrimenti resterebbero incomprensibili. La scrittura assistita dall'IA ci consente di reagire più in fretta alle bufale. Sì, gli attrezzi sono cambiati, ma il lavoro di base è quello di sempre”.