CRONACA
Il figlio di Massimo Suter aggredito fuori da un locale a Lugano. Il presidente di GastroTicino: "Basta abituarsi alla violenza"
Un pugno, una caduta all'indietro, la testa che sbatte violentemente contro uno scalino. E una telefonata nel cuore della notte che ogni genitore teme di ricevere: tuo figlio è in ospedale, in terapia intensiva

LUGANO – Un pugno, una caduta all'indietro, la testa che sbatte violentemente contro uno scalino. E una telefonata nel cuore della notte che ogni genitore teme di ricevere: tuo figlio è in ospedale, in terapia intensiva.

È quanto accaduto nella notte tra venerdì e sabato a Colin Suter, figlio maggiorenne di Massimo Suter, presidente di GastroTicino. Il giovane stava uscendo da un locale notturno di Lugano, attorno alle tre del mattino, quando qualcuno lo ha spinto e colpito con un pugno. Cadendo, ha battuto violentemente la testa.

A raccontare la vicenda è lo stesso Suter, in un'intervista pubblicata oggi dal Corriere del Ticino. Il figlio, fortunatamente, sta migliorando, ma lo spavento è stato enorme.

"Quando mi hanno chiamato al telefono per avvisarmi, era in ospedale in terapia intensiva. Oggi sta un po' meglio, sta migliorando, ma se torno a sabato mattina, a quando è squillato il telefono e penso che poteva andare molto peggio, mi viene ancora adesso da piangere".

E aggiunge, con la voce rotta dall'emozione: "Mio figlio è finito all'ospedale senza avere colpe. Se avesse preso il pugno due centimetri più a destra, oggi staremmo parlando del suo funerale".

La vicenda assume un significato particolare anche per il ruolo pubblico di Suter, che da anni, come presidente di GastroTicino, si occupa dei problemi legati alla sicurezza degli esercizi pubblici e della vita notturna.

Proprio domenica sera era tra gli ospiti della "Domenica del Corriere", la trasmissione di Teleticino condotta dal direttore del Corriere del Ticino Gianni Righinetti. Si discuteva delle trasformazioni del settore della ristorazione e dei problemi di ordine pubblico che interessano anche i locali notturni.

Suter, pur essendo stato personalmente colpito dalla vicenda del figlio, non intende attribuire automaticamente la responsabilità ai gestori.

"Non è strettamente colpa del gerente se una persona tira un pugno. Troppo spesso si addita la colpa al gerente. Ma neanche mio figlio sabato mattina ha avuto colpe. Ecco perché credo che sia un discorso da affrontare tutti insieme come società".

Un tema che chiama in causa la prevenzione, la presenza delle forze dell'ordine, la responsabilità dei giovani e il ruolo delle famiglie.

Durante la trasmissione, la municipale di Lugano Karin Valenzano Rossi, responsabile del Dicastero sicurezza, ha ricordato che esistono già incontri regolari tra la Polizia e gli esercizi pubblici per affrontare il problema della violenza.

Suter vuole ora promuovere un ulteriore confronto con la municipale e con il comandante della Polizia comunale Federico Chiesa. L'obiettivo è individuare nuove misure per evitare che episodi analoghi possano avere conseguenze ancora più drammatiche.

Il presidente di GastroTicino ha inoltre annunciato l'intenzione di denunciare l'aggressione subita dal figlio.

Ma al di là degli aspetti giudiziari, è soprattutto il messaggio umano che Suter vuole trasmettere. La violenza non è soltanto una notizia di cronaca che riguarda gli altri. Può entrare improvvisamente nella vita di qualsiasi famiglia.

La riflessione di Massimo Suter su Facebook

Oggi Suter è tornato pubblicamente sulla vicenda con una riflessione affidata al proprio profilo Facebook. Un messaggio che va oltre l'esperienza personale e richiama la memoria di Damiano Tamagni, il giovane ucciso durante il carnevale di Locarno nel 2008.

Riportiamo integralmente le sue parole.

"Che si tratti di mio figlio non rende questo fatto più grave di altri. Ogni ragazzo che finisce in ospedale dopo una serata con gli amici è un figlio di tutti noi.

Il punto è un altro: non è normale vivere con la paura che i nostri figli, usciti per divertirsi, non tornino a casa per un motivo futile o per nessun motivo.

La tragedia di Damiano Tamagni ce lo ha già insegnato, a un prezzo altissimo. Ma il tempo, purtroppo, fa dimenticare. E allora tocca a noi non permettere che quella e le altre tragedie siano servite a nulla.

Servono prevenzione, presenza, responsabilità condivisa: famiglie, scuole, gestori dei locali, autorità. Nessuno può farcela da solo, ma insieme sì.

Basta abituarsi. Teniamo alta l'attenzione, adesso e anche quando i riflettori si saranno spenti."

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