Il consigliere comunale replica alla Sinistra Unita dopo la bufera sul post Facebook: "Ho scritto di getto e usato parole volgari. Ma ognuno deve rispondere delle proprie azioni"

LOCARNO – Uno scooter danneggiato, uno sfogo furibondo pubblicato su Facebook e una polemica politica che nel giro di pochi giorni ha acceso il dibattito a Locarno. Al centro del caso c’è Simone Merlini, consigliere comunale ed ex municipale PLR, già responsabile del Dicastero sicurezza.
Tutto comincia il 28 ottobre, quando Merlini racconta sui social che un uomo, dopo essere rimasto coinvolto in un alterco con altre persone, avrebbe gettato a terra il suo scooter, provocando danni importanti. Nel post l’esponente liberale radicale descrive il presunto responsabile come un “escremento di seconda generazione” e una “feccia che non lavora”, invocando anche la revoca della nazionalità e l’espulsione.
La Sinistra: “Atteggiamento razzista”
La prima reazione politica arriva dalla Sinistra Unita di Locarno, che parla di uno scritto “a sfondo xenofobo” e di un atteggiamento discriminatorio, volgare e razzista.
L’alleanza di sinistra riconosce la necessità di condannare il vandalismo e di chiamare i responsabili a rispondere dei danni provocati. Ma avverte: l’indignazione per un singolo episodio non può trasformarsi in una generalizzazione contro intere categorie o giustificare richieste indiscriminate di revoca della cittadinanza ed espulsione.
Per la Sinistra Unita, la gravità delle parole è accresciuta dal ruolo ricoperto da Merlini: consigliere comunale, ex capodicastero Sicurezza ed ex membro della Commissione della legislazione, dove partecipava anche alle audizioni dei candidati alla naturalizzazione.
Anche il PLR prende le distanze
A prendere le distanze dalle parole di Merlini è stato anche il suo partito. Il presidente del PLR di Locarno, Stefano Lappe, ha spiegato che con il consigliere comunale ci sono state discussioni “molto franche”.
“Condanniamo i toni”, ha dichiarato Lappe, ricordando che un rappresentante del Legislativo dispone di strumenti politici e istituzionali ben più efficaci di uno sfogo sui social. t
Merlini: “Ero arrabbiato e ho usato parole volgari”
A distanza di alcuni giorni Merlini è tornato sulla vicenda con un secondo e lungo intervento su Facebook. Ammette l’errore nella forma, ma respinge con decisione l’accusa di razzismo.
“Sì, ho scritto un post di getto. Ero arrabbiato e ho usato parole volgari. Evidentemente non era nemmeno un tema di italiano. Da qui a dipingermi come un razzista, però, ne passa. Ancora un momento e dal mio post tiravano fuori una commissione d’inchiesta”.
L’ex municipale sostiene di frequentare persone di ogni origine e ambiente: “Prima, seconda o terza generazione, non chiedo l’albero genealogico prima di bere un caffè con qualcuno”.
Quindi chiarisce il senso del riferimento utilizzato nel primo post: “Ho parlato di seconda generazione perché penso che il rispetto e la riconoscenza verso il posto che ha accolto la propria famiglia siano importanti. Non volevo mettere tutti nello stesso calderone. Chi è nato e cresciuto qui non deve sentirsi ospite a vita”.
Merlini insiste sulla necessità di valutare i comportamenti individuali, indipendentemente dalla provenienza: “Il passaporto rossocrociato non dà il diritto di comportarsi da maleducati e non averlo non è nemmeno un motivo di tolleranza”. E aggiunge: “Ci sono tantissime persone di origine straniera che lavorano, rispettano le regole e contribuiscono al nostro Paese. Proprio per questo bisogna distinguere chi si comporta bene da chi si comporta male. Ognuno risponde delle proprie azioni, secondo la legge”.
Il messaggio centrale della sua replica è netto: “Non incito al razzismo. Chiedo rispetto. Mi sembra una richiesta abbastanza normale, senza bisogno di scriverci una tesi”.
Merlini rivendica anche l’esperienza maturata alla guida del Dicastero sicurezza: “Sono stato municipale e responsabile della polizia. Certe situazioni le ho viste da vicino, non dal divano. Di abusi e comportamenti intollerabili ce ne sono già troppi”. Poi l’avvertimento: “Non voglio che Locarno si abitui al degrado e ai problemi di certe periferie di Milano”.
Alla Sinistra Unita riserva una risposta particolarmente pungente: “La sinistra dice che condanna anche lei il vandalismo. Bene, siamo già in due. Ora mi piacerebbe vedere la stessa energia anche su quello”. E ancora: “Quando c’è da essere ‘sconvolti’, a sinistra trovano subito l’unione. Su tutto il resto discutono, sull’indignazione vanno d’accordissimo”.
Nello sfogo trova spazio anche un sospetto politico: “Ho l’impressione che qualcuno sia un po’ nervosetto da quando ho sollevato il tema degli interessi immobiliari in campo socialista. Magari è solo una coincidenza”. Merlini chiude ringraziando le numerose persone che, a suo dire, gli avrebbero manifestato solidarietà: “E non sono solo di destra, anzi”.
Secondo l’ex municipale, quei messaggi dimostrerebbero soprattutto una cosa: “Per tante persone, quello che devono sopportare ogni giorno è parecchio peggio di quello che ho scritto su Facebook”.