CRONACA
Febbre Chikungunya, primi quattro contagi in Ticino
I contagi sono riconducibili alla Piana di Magadino e non risultano legati a viaggi all’estero. Le persone stanno bene, mentre il Cantone rassicura: “Il rischio per la popolazione è molto basso”

BELLINZONA – Le autorità sanitarie cantonali, in accordo con le autorità federali, confermano quattro casi autoctoni di febbre Chikungunya in Ticino, riconducibili alla zona della Piana di Magadino. Le quattro persone interessate non riferiscono viaggi recenti in aree in cui il virus circola e presentano un decorso clinico favorevole: salvo la persistenza di disturbi articolari, stanno bene. L’Ufficio del medico cantonale del Dipartimento della sanità e della socialità (DSS), in collaborazione con la SUPSI, le autorità comunali e gli uffici federali competenti, ha avviato gli approfondimenti epidemiologici e le misure di controllo delle zanzare nelle zone interessate. Il rischio attuale per la popolazione è considerato molto basso, anche in ragione del numero contenuto di casi e dell’ormai prossima conclusione della stagione di attività delle zanzare.

La febbre Chikungunya è una malattia virale trasmessa dalla puntura di zanzare infette del genere Aedes, in particolare Aedes albopictus, comunemente nota come zanzara tigre. La zanzara può acquisire il virus pungendo una persona che lo ha nel sangue e, dopo alcuni giorni, trasmetterlo ad altre persone con successive punture. Non si tratta quindi di una trasmissione diretta da persona a persona.

L’identificazione di casi autoctoni non è inattesa. La zanzara tigre è ormai stabilmente presente sul territorio ticinese e, quando una persona infetta introduce il virus durante il periodo di attività delle zanzare, può rendersi possibile una trasmissione locale. La comparsa di questi casi conferma pertanto l’importanza di mantenere un monitoraggio epidemiologico ed entomologico attento e di intervenire tempestivamente quando necessario. Episodi analoghi sono già stati osservati negli ultimi anni in diversi Paesi europei, in particolare in Italia e in Francia.

Nella maggior parte dei casi la Chikungunya ha un decorso favorevole. I sintomi più caratteristici sono febbre e dolori articolari, a tratti anche intensi, soprattutto a mani, polsi, caviglie e piedi; possono inoltre comparire dolori muscolari, mal di testa ed eruzioni cutanee. Le forme gravi sono rare, anche se in alcune persone i dolori articolari possono persistere per settimane o mesi.

Considerando l’avanzamento della stagione autunnale e la progressiva diminuzione dell’attività delle zanzare, il rischio di ulteriori trasmissioni locali è considerato trascurabile; non di meno sono stati svolti trattamenti locali per ulteriormente ridurre il numero delle zanzare tigre ancora presenti. Alla luce della situazione attuale non sono pertanto necessarie misure particolari per la popolazione oltre alle consuete raccomandazioni di protezione dalle punture di zanzara.

Particolare attenzione resta indicata per chi viaggia in Paesi tropicali o subtropicali, o in altre aree in cui sono note malattie trasmesse dalle zanzare. In caso di comparsa, durante il viaggio o dopo il rientro, di sintomi quali febbre, dolori articolari o muscolari, eruzione cutanea o mal di testa, è raccomandato rivolgersi tempestivamente al proprio medico, segnalando il viaggio e le località visitate. Dopo il rientro è inoltre opportuno continuare a proteggersi - a prescindere dalla presenza di sintomi - dalle punture di zanzara per i primi 14 giorni, così da ridurre il rischio che un’eventuale infezione venga trasmessa localmente; in presenza di un’infezione sospetta o confermata questa precauzione è particolarmente importante durante i primi giorni di malattia.

Il Cantone Ticino dispone da anni di un sistema consolidato di sorveglianza e controllo della zanzara tigre, sviluppato in collaborazione con la SUPSI e con l’Ufficio federale di sanità pubblica. L’Ufficio del medico cantonale continuerà a seguire attentamente l’evoluzione della situazione epidemiologica, in coordinamento con i partner cantonali e federali. La presenza di questi quattro casi autoctoni conferma l’utilità del sistema di sorveglianza e della collaborazione tra autorità sanitarie, istituzioni scientifiche, Comuni, professionisti della salute e popolazione per individuare precocemente eventuali trasmissioni e limitarne la diffusione.

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