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19.05.2022 - 10:020
Aggiornamento: 10:17

Tra le donne occupate quasi il 60% lavora part time. E si va in pensione a 65,1 anni

Sono dati che emergono in uno studio decennale dell'Ufficio Federale di Statistica. Tra le motivazioni per non lavorare a tempo pieno, il 30% delle donne parla della custodia dei figli. Si è diffuso il job sharing: un posto... per due

BERNA - Quasi tre donne su cinque lavorano a tempo parziale, anche se solo il 30% afferma di farlo a causa della custodia dei figli. Negli ultimi anni però a aumentare è stata la percentuale di uomini occupati parti time, mentre quello delle donne è rimasto stabile. A sorpresa, la fascia di età in cui sono aumentati di più gli occupati è quella dai 55 ai 64 anni. Sono dati che emergono da una pubblicazione di UST, relativa alle differenze tra 2011 e 2021.

L'83,7% degli svizzeri lavora

Il primo dato da sottolineare è come "nel 2021, in Svizzera il tasso di attività (tasso di persone attive sulla popolazione totale) nella fascia di età dai 15 ai 64 anni si attestava all’83,7%, il che corrisponde a un aumento di 1,6 punti percentuali rispetto al 2011. Nel periodo in esame il tasso di attività massimo è tuttavia stato registrato nel 2019 (84,3%), dopodiché durante la pandemia di COVID-19 è sceso leggermente (2020: 84,1%). Il tasso è più elevato per gli uomini che per le donne (87,5 contro 79,7%), anche se negli ultimi dieci anni la differenza si è ridotta (da 11,5 a 7,8 punti percentuali)".

Part time, donne e job sharing

Per quanto concerne i part time, si è diffuso il concetto di job sharing, ovvero "il posto di lavoro e le relative responsabilità vengono suddivisi tra due persone occupate a tempo parziale e in generale la descrizione del posto è una sola. È più frequente che a suddividersi un posto con qualcun altro che lavora a tempo parziale sia una donna piuttosto che un uomo (donne: 10,3% delle donne occupate a tempo parziale; uomini: 7,1%). Il job sharing ha una diffusione superiore alla media nel ramo economico «Istruzione», seguito dal ramo «Attività dei servizi di alloggio e di ristorazione» (risp. 18,8 e 12,8% dei dipendenti occupati a tempo parziale). Nei rami rimanenti il job sharing riguarda meno di una persona su dieci, anche se la percentuale va dal 9,5% nel ramo «Attività immobiliari, altri servizi» a uno scarso 5% nel ramo «Servizi di informazione e comunicazione».".

Ma chi lavora a tempo parziale? "Nel 2021, il 57,5% delle donne occupate tra i 15 e i 64 anni lavorava a tempo parziale. In confronto, gli uomini lavoravano a tempo parziale con una frequenza quattro volte inferiore (il 15,5% degli uomini appartenenti alla stessa fascia di età). Tra il 2011 e il 2021 la quota di uomini occupati a tempo parziale è aumentata di 3,8 punti percentuali, mentre per le donne l’andamento è risultato praticamente stabile (+0,5 punti percentuali)".

E i motivi non sono solo la cura famigliare: "Il fatto che una persona sia attiva a un grado di occupazione ridotto può avere diversi motivi. Nel caso delle donne, quello menzionato più spesso è la custodia di bambini (28,7% delle donne occupate a tempo parziale), seguito da altri impegni familiari e personali (19,9%). Nel caso degli uomini, invece, a incidere maggiormente su questa scelta sono la formazione e la formazione continua (19,3%). La custodia di bambini (10,3%) e altri impegni familiari e personali (7,8%) sono motivi che gli uomini menzionano meno spesso delle donne". Qualcuno invece proprio non vuole lavorare a tempo pieno, indipendentemente dai motivi. il 16% delle donne e il 15,9% degli uomini.

L'età in cui si lascia il mondo del lavoro è aumentata

Da notare, come detto, l'aumento del tasso di attività tra chi ha dai 55 ai 64 anni: +5,9 punti percentuali; 75,8%, benché anche in questa tra il 2020 e il 2021 si sia constatato un calo (2020: 76,5%). "Nel periodo osservato l’aumento è invece stato meno marcato nelle fasce di età intermedie, nonostante queste partecipino maggiormente alla vita lavorativa (25–39 anni: 2011–2021: +1,9 punti percentuali; 2021: 91,2%; 2020: 91,6%; 40–54 anni: 2011–2021: +1,4 punti percentuali; 2021: 90,2%; 2020: 90,8%). Un andamento simile si riscontra nella fascia di età dai 65 ai 74 anni, anche se il tasso di attività si situa a livelli molto inferiori (2011–2021: +1,8 punti percentuali; 2021: 17,1%; 2020: 17,8%). Per le persone dai 15 ai 24 anni si è invece osservato un calo di 3,2 punti percentuali (2021: 65,4%; 2020: 65,0%)".

Tutto ciò ha ovviamente una ripercussione sull'età al momento dell’uscita dal mercato del lavoro, che nel 2021 era di 65,1 anni. "Nel raffronto decennale, questo corrisponde a un incremento di 0,2 anni. Il valore massimo è stato registrato nel 2017 (65,8 anni). In media, l’uscita dal mercato del lavoro degli uomini avviene più tardi rispetto alle donne (2021: 65,6 contro 64,5 anni). Nell’indicatore qui presentato è sufficiente un’ora di lavoro settimanale per essere considerati attivi sul mercato del lavoro. Prima di concludere l’attività professionale, una quota significativa di persone occupate riduce il proprio grado di occupazione. Considerando anche il calo del grado di occupazione al di sotto del 50% come ritiro dal mercato del lavoro, l’età media al momento dell’uscita dal mercato del lavoro risulta inferiore (63,7 anni). Nel 2021, ogni 100 persone attive tra i 20 e i 64 anni si contavano 36,2 persone di 65 anni o più. Negli scorsi dieci anni, nonostante sia aumentata anche la partecipazione al mercato del lavoro, l’invecchiamento demografico ha portato a una rapida crescita di questo rapporto (+11%). Nel 2011, ogni 100 persone attive tra i 20 e i 64 anni si contavano soltanto 32,7 persone dai 65 anni in su".

 

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