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Economia
22.09.2022 - 08:510

Berna dà il via libera a qualche aiuto. Baranzini: "Si stringa la cinghia"

Il Nazionale promuove l'adeguamento delle rendite AVS e l'aumento del 30% del contributo della Confederazione per i premi di cassa malati per il 2023. L'ex decano dell'USI sostiene le misure ma solo sul breve termine: "Sennò sarebbero insostenibili"

BERNA - L'aumento generale dei costi, con l'inflazione al 3,5% e l'attesa stangata dei premi di cassa malati per il 2023 ha fatto agire la politica nazionale. Ieri infatti si è deciso di adeguare le rendite AVS e di aumentare i sussidi per famiglie e ceti meno abbienti. Ma Mauro Baranzini boccia l'adeguamento anche degli stipendi: a suo avviso è necessario piuttosto stringere la cinghia, perchè il rischio è quello di "mandare la fattura" di una inflazione che viene dall'estero alle aziende.

Cosa è stato deciso

A Berna ieri il Nazionale ha discusso otto mozioni, approvandone però solo due. Tutte vertevano su misure per far fronte alla crisi economica in arrivo. A piacere ai parlamentari è stato un adeguamento delle rendite AVS ai costi della vita e un aumento del 30% del contributo della Confederazione per i premi di cassa malati, a condizione che i Cantoni non riducano la propria quota. Quest'ultima misura è limitata al 2023. 

L'UDC aveva presentato diverse proposte che sono state bocciate, tra cui la richiesta al Governo di rinunciare a una parte dell’imposta sugli oli minerali. I democentristi volevano anche la totale deducibilità dei premi di cassa malati e la soppressione del valore locativo per i pensionati.

Baranzini: "Sul corto termine sì, sul lungo non è sostenibile"

Mauro Baranzini, ex decano della Facoltà di economia dell’USI, ha commentato le misure al Corriere del Ticino. Facendo due calcoli, sostiene come l'adeguamento delle rendite AVS, se il carovita sarà del 3,5% come pare, costerà 1,5 miliardi. Non indifferente sarà l'esborso anche per gli aiuti per la cassa malati a favore dei redditi bassi e delle famiglie a basso reddito. Da par suo è una scelta inevitabile, che potrebbe spingere il Consiglio Federale a ripensare a come finanziare la sanità.

Se al momento le mosse piacciono, è altresì convinto che a lungo andare queste misure non sarebbero sostenibili: con aumenti in ogni ambito sul fronte delle uscite, bisognerebbe lavorare sulle entrate. "Non sono favorevole a una compensazione integrale. Due terzi dell’inflazione è importata e quindi non è corretto mandare la fattura alle imprese", spiega. Dunque, per lui no all'adeguamento di tutti gli stipendi all'inflazione. 

Migros e Coop: "I nostri aumenti non superano l'inflazione"

Intanto, i dati degli aumenti dei beni alimentari di Coop e Migros sono veramente importanti. Come riferisce il periodico K-Tipp (che si occupa della tutela dei consumatori), alla MIgros +19% la pizza surgelata e +56% spaghetti e cornetti, conosciuti in Ticino anche con il nome tedesco di Hörnli), alla Coop +19% per la carta da cucina, +100% per i pomodori), +44% gli spaghetti, +61% i fusilli.  

Ma le due aziende, sempre sul CdT, si difendono: i loro prezzi non sono aumentati più dell'inflazione e il margine di guadagno rimane lo stesso, dato gli aumenti dei costi di produzione. I dati riportati fanno parte dei prodotti meno costosi. 

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