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01.12.2023 - 17:280
Aggiornamento: 19:17

Il grido di aiuto della Polizia cantonale. "Paghiamo il conto di decisioni sbagliate. Serve la Polizia unica"

Durante l'assemblea del sindacato OCST funzionari di polizia il presidente Alessandro Polo ha analizzato con durezza la situazione degli agenti. "Dicono che siamo dei privilegiati e abbiamo una cassa pensioni come una Rolls Royce, vi dico i numeri"

LUGANO - Presso la sede OCST di Lugano si è tenuta l'assemblea ordinaria del sindacato OCST funzionari di polizia, in cui il presidente Alessandro Polo ha letto un lungo e accorato intervento, mandando un forte SOS a politica e società in merito a quanto sta accadendo in particolare all'interno della Polizia cantonale, con i tagli previsti dal decreto Morisoli e la battaglia sulle pensioni. Ha auspicato una soluzione che possa andare verso una Polizia unica o una Polizia Ticinese, vedendo il suo settore decisamente meno attrattivo rispetto ad essere impiegati nelle Polizie comunali.

Il suo è un vero grido di allarme, quello di una categoria che non si sente compresa e supportata, al contempo un appello ai colleghi a far sentire la loro voce. Non c'era nessun agente, precisa, alla manifestazione di qualche tempo fa a Bellinzona e suo avviso a poco serve minacciare scioperi e misure come eseguire solo gli interventi urgenti o non incassare le multe.

Polo parte delle misure di risparmio, votate sia dal Gran Consiglio che dal popolo. Esse andranno a colpire gli agenti, che come tutti sono confrontati però con gli aumenti di cassa malati, con il carovita, con l'inflazione. "Fa male… perché come tutti voi, mi impegno ogni giorno a dare il massimo delle mie energie nel lavoro in cui credo – che vivo come una missione prima che come una professione –  e nonostante questo ci sono persone che mi vedono – ci vedono – come un costo, come dei privilegiati, visione che viene non sono avvallata ma addirittura promossa da una certa politica. Ma qualcuno mi spiega quali sono questi privilegi? Perché ho provato a cercarne un qualcuno ma al momento faccio fatica ad intravvederne uno che ci contraddistingua da un’azienda privata", si chiede.

Anzi, a suo avviso i lavoratori privati sono ben più tutelati e valorizzati, "il settore privato non brucia così i propri collaboratori. Le grandi imprese private investono per motivare i propri dipendenti ed evitare la fuga di talenti. Il settore privato quando le cose non vanno bene chiede di fare dei sacrifici, che vengono accettati. E quando le cose vanno bene, premia la performance, distribuisce dei bonus e valorizza i suoi dipendenti. E nel settore pubblico? Quando le cose vanno male taglia… e quando vanno bene… fa degli sgravi fiscali!".

Un tasto estremamente dolente è quello relativo alla cassa pensione. Il sindacato ha negoziato un accordo col Governo che dovrà passare dalle urne. Se non vincerà, sostiene, molti saranno costretti, dopo 40 anni di lavoro nello stato, a passare la pensione all'estero, magari in Portogallo, perchè non potranno permettersi di vivere qui. "Ma cos’è successo? È molto semplice, le prestazioni erogate dall’IPCT sono maggiori delle entrate e questo perché? Perché in passato sono state prese delle decisioni sbagliate. E chi ha preso queste decisioni sbagliate? Il governo? Il parlamento? La Politica in generale? Di certo non le ho prese io e di certo non le avete prese voi! Beh, il buon senso direbbe che per gli errori di management, è il management che deve pagare. E invece no… per una parte della Politica ancora una volta il conto deve essere pagato interamente dai lavoratori, da noi… noi che non abbiamo deciso niente, noi che in quelle scelte sbagliate non abbiamo avuto alcuna voce in capitolo! Ma lo capite il paradosso?".

L'accordo trovato consiste nel versare uno 0,8% in più per avere comunque lo stesso contributo di pensione di prima, e" quello che verseremo in più andrà però interamente sul nostro avere di vecchiaia e il datore di lavoro paga qualcosina in più per risanare quella voragine creata dalle decisioni sbagliate del passato". In caso di no, però, la rendita degli agente sarebbe pari al 25% del salario AVS, contro ad esempio il 42% del Vallese, con quanto negoziato si sarebbe nella media. "Eccola, la Rolls Royce delle casse pensioni che ci rende per molti dei privilegiati...", osserva con amarezza.

Un altro problema che ravvisa è quello della attrattività decisamente minore della Polizia cantonale su quelle comunali. La differenza sta nel salario, quasi 900 franchi in meno per gli agenti della cantonale al mese, e nei compiti: meno turni notturni, meno ore in ufficio, miglior conciliabilità lavoro-famiglia. Polo si chiede come rendere più appetibile, in questo modo, entrare nella Cantonale, in particolare non avendo fondi per promuovere la professione.

Nel 2022 era stato effettuato uno studio per capire come stanno gli agenti, ma il sindacato non ha ancora visto i risultati. Allora, per poter tastare il polso, "sarà inviare un sondaggio a tutti gli agenti per riuscire a raccogliere, almeno in parte, le preoccupazioni e le suggestioni di tutti voi. Negli ultimi anni le sinergie con gli altri sindacati di Polizia sono diventate ottime e vi chiedo quindi, quando riceverete il sondaggio, di compilarlo e di farlo compilare anche ai vostri colleghi. Il Comandante nell’incontro di metà novembre ha ribadito che qualsiasi suggestione che permetta di migliorare le condizioni di lavoro degli agenti è vista di buon occhio ed è questo che vogliamo fare!". 

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