del PPD si definisce «molto scettico su questa operazione. È una forzatura che rischia di divenire un boomerang con effetti collaterali e contrari. Me ne distanzio con decisione».Tre a suo avviso i punti a sfavore. «Prima di tutto, c'è una votazione popolare che ha deciso, per cui indipendentemente da dove ci si è schierati, la volontà del popolo è da rispettare. Non è proibito rilanciare e tornare alle urne, è già stato fatto, ma non a così poca distanza e non su un'iniziativa non ancora applicata». Il secondo punto è simile a quello esposto da Rusconi. «La Svizzera sta trattando con l'UE per applicare il 9 febbraio. Sono negoziati difficili, e con questa iniziativa si indebolisce il gruppo negoziale. L'UE potrebbe approfittarne per tener duro sulle sue posizioni, dicendo che si vedrà dopo che abbiamo rivotato. È un elemento di disturbo che era da evitare, per coerenza e per rispetto della volontà popolare». Infine, «nell'ottica dell'obiettivo perseguito da RASA penso sia stata una mossa azzardata, perché non vi sono garanzie che la popolazione confermi la loro linea. Un'eventuale sconfitta rafforzerebbe solo l'UDC e metterebbe in grande difficoltà la Svizzera. A quel punto, dovremmo dire addio ai bilaterali, per me di primaria importanza. Nel fronte a favore del 9 febbraio quasi tutti li vogliono mantenere pur con dei correttivi, a quel punto non sarebbe più possibile. Stanno giocando a lascia o raddoppia, ma è pericoloso. La loro strategia politica è debole e poco lungimirante, si tratta di intellettuali che di politica capiscono poco».Regazzi si dice incerto sull'esito di una nuova votazione. «Sarebbe un voto tiratissimo. La gente potrebbe leggerlo come una provocazione e dunque rivotare ciò che avevano già votato il 9 febbraio, più che altro per principio. Si rischia di provocare e aizzare la popolazione. Ma è difficile fare previsioni».