POLITICA
Ghisletta: «spero la ritirino». Regazzi: «un boomerang». Gianini: «un grosso errore strategico»
Giro di opinioni fra i politici del nostro Cantone. Il socialista: «proprio non li capisco, vogliono girare le lancette all'indietro». Il pipidino: «se vincesse ancora il sì, dovremo dire addio ai bilaterali». Il liberale: «l'UE sarà ancora meno disposta a trattare».
BELLIZNONA - Dopo quelli dei due partiti che tanto si erano battuti per far vincere il sì alle urne riguardo ai contingenti, parola ai candidati per le elezioni federali a socialisti, pipidini e liberali: cosa pensano delle 100 mila firme raccolte dall'iniziativa RASA?Sul fronte PS,
Raoul Ghisletta
non si dice contrario a rivotare, «è già stato fatto per esempio con l'AVS o con il congedo maternità», ma lo è rispetto al "rivoto secco". «Ognuno è libero di lanciare qualsiasi iniziativa voglia, la democrazia viene prima di tutto. Io veramente non capisco quelli del RASA. Non propongono nessuna soluzione ai problemi della libera circolazione. Si rivota, e dopo? Lo si può comprendere se avessero aggiunto misure per difendere i lavoratori a livelli salariale, dell'alloggio, della tutela ambientale per lo sfruttamento del territorio, ma in realtà non propongono nulla se non di rivotare».Non capisce, ripete Ghisletta, dove vogliano arrivare. «Sembrano gente che vuole tornare indietro nella storia. Serve una sintesi del voto del 9 febbraio che però guardi avanti. Va trovata una soluzione che vada bene a tutti e affronti sia i problemi di chi ha votato no che le preoccupazioni di chi ha votato sì. Non si può rimettere indietro le lancette dell'orologio come se le problematiche non esistessero». Quando gli si domanda quale sarà l'esito della nuova votazione, non ne vuole neppure sentir parlare. «Mi auguro siano abbastanza intelligenti da ritirare l'iniziativa prima che si arrivi alle urne, farlo senza proporre soluzioni è suicidale».
Fabio Regazzi
del PPD si definisce «molto scettico su questa operazione. È una forzatura che rischia di divenire un boomerang con effetti collaterali e contrari. Me ne distanzio con decisione».Tre a suo avviso i punti a sfavore. «Prima di tutto, c'è una votazione popolare che ha deciso, per cui indipendentemente da dove ci si è schierati, la volontà del popolo è da rispettare. Non è proibito rilanciare e tornare alle urne, è già stato fatto, ma non a così poca distanza e non su un'iniziativa non ancora applicata». Il secondo punto è simile a quello esposto da Rusconi. «La Svizzera sta trattando con l'UE per applicare il 9 febbraio. Sono negoziati difficili, e con questa iniziativa si indebolisce il gruppo negoziale. L'UE potrebbe approfittarne per tener duro sulle sue posizioni, dicendo che si vedrà dopo che abbiamo rivotato. È un elemento di disturbo che era da evitare, per coerenza e per rispetto della volontà popolare». Infine, «nell'ottica dell'obiettivo perseguito da RASA penso sia stata una mossa azzardata, perché non vi sono garanzie che la popolazione confermi la loro linea. Un'eventuale sconfitta rafforzerebbe solo l'UDC e metterebbe in grande difficoltà la Svizzera. A quel punto, dovremmo dire addio ai bilaterali, per me di primaria importanza. Nel fronte a favore del 9 febbraio quasi tutti li vogliono mantenere pur con dei correttivi, a quel punto non sarebbe più possibile. Stanno giocando a lascia o raddoppia, ma è pericoloso. La loro strategia politica è debole e poco lungimirante, si tratta di intellettuali che di politica capiscono poco».Regazzi si dice incerto sull'esito di una nuova votazione. «Sarebbe un voto tiratissimo. La gente potrebbe leggerlo come una provocazione e dunque rivotare ciò che avevano già votato il 9 febbraio, più che altro per principio. Si rischia di provocare e aizzare la popolazione. Ma è difficile fare previsioni».
Simone Gianini
, candidato per il PLR, sottolinea la pericolosità per il sistema statale. «Ritengo che un’iniziativa che chiede di rivotare sullo stesso oggetto, pur se ammessa dalla legge, sia pericolosa per il nostro sistema di democrazia diretta. Un voto popolare, anche se si è contrari, va rispettato e in questo caso bisogna allestire entro il termine di tre anni una legge di applicazione che contenga quanto il popolo a maggioranza ha votato il 9 febbraio 2014».Solamente successivamente, «la stessa potrà poi essere sottoposta a referendum e a quel momento, su un progetto di legge concreto e conosciuto a che punto siano arrivate le trattative con l’Unione europea, per ora nemmeno incominciate per mancanza di volontà negoziale da parte di Bruxelles, votare con la consapevolezza che se si accetta la legge con i contingenti previsti dal voto del 9 febbraio i trattati bilaterali cadranno. Si tratterà a quel momento di decidere se si vuole continuare con i trattati attuali in mancanza di spiragli di negoziazione oppure buttarli a mare, accettando la nuova legge e proseguire probabilmente su una via isolazionista dal punto di vista commerciale con l’UE».«La nuova iniziativa costituzionale toglie inoltre parecchia della già ridotta forza negoziale alla Svizzera nei confronti dell’Unione europea - conclude Gianini - che sarà ancora meno disposta a trattare sulla libera circolazione delle persone. In questo senso si tratta di un bel pasticcio e di un grosso errore strategico».
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