BELLINZONA – Si torna a parlare della revoca dei permessi a persone straniere perché al beneficio di assegni famigliari integrativi o di assegni di prima infanzia, in quanto considerati prestazioni assistenziali. Dopo il botta e risposta fra il segretario cantonale dell’Ocst, Mainrado Robbiani, e il ministro Gobbi, spunta ora un nuovo racconto, riportato in un’interrogazione della deputata socialista Tatiana Lurati Grassi.«Per conoscenza anche mia moglie (io e nostra figlia di sei anni entrambi cittadini svizzeri), ha ricevuto nei mesi scorsi un ammonimento per lo stesso motivo. Da rilevare che mia moglie è gravemente malata a causa di un problema genetico degenerativo e nonostante le mie rimostranze l'ufficio migrazione mi ha risposto picche!», questa la testimonianza.«Da oltre un anno questa è la prassi adottata dalla Sezione della popolazione, che invia, alternativamente, decisioni di ammonimento o di revoca dei permessi di soggiorno a quelle famiglie di stranieri che beneficiano di assegni famigliari integrativi (AFI) e assegni di prima infanzia (API) perché considerati prestazioni assistenziali», accusa la deputata socialista. «Con il primo provvedimento le famiglie vengono avvisate che, se continueranno a percepire tali assegni, verrà loro revocato il permesso di soggiorno. Il secondo tipo di provvedimento comporta invece la revoca o il mancato rinnovo del permesso e, conseguentemente, la fissazione di un termine di partenza entro cui la famiglia sarà tenuta a lasciare, definitivamente, la Svizzera».Una prassi in contraddizione – sostiene ancora Tatiana Lurati Grassi - con la volontà del legislatore, che aveva introdotto queste prestazioni sociali per situare «la politica familiare al di fuori dei confini della politica assistenziale», come riportato nel messaggio del Consiglio di Stato del 1994.