POLITICA
Svizzera modello per l'asilo? «Dobbiamo migliorare, ma siamo più avanti dell'UE».
Giro di opinioni in merito alle dichiarazioni di Angela Merkel. Marchesi: «La Cancelliera sa dov'è il Ticino?» Boscolo: «L'idea del muro è saltata fuori anche qui... » Caverzasio: «Pugno duro con chi non ha diritto allo status di rifugiato». Ghisolfi: «Siamo piccoli, ma possiamo fare da guida».
BELLINZONA - «La Svizzera potrebbe fungere da esempio nel campo dell'asilo, sia per la ripartizione dei rifugiati sia per le procedure accelerate. E le esperienze della Confederazione potrebbero essere un modello di riferimento per le discussioni in seno all'Unione europea sulla gestione dei migranti».Lo ha detto
Angela Merkel
nel corso della sua visita in Svizzera. In un periodo in cui, in tutto il mondo con le purtroppo note immagini, ed anche in Svizzera, l'asilo e le sue problematiche sono un tema caldo, cosa pensano di questa affermazione i politici ticinesi? È stata l'occasione anche di parlare di immigrazione e accoglienza."Fa piacere che abbia ravvisato qualcosa di positivo in Svizzera, forse dovrebbero tenerne conto anche quando si va a discutere in altri ambiti...», ha esordito il candidato UDC alle federali
Piero Marchesi
. «Il nostro modello di politica migratoria è meglio di quello dell'Europa, dato che anche confrontati con una forte pressione da noi funziona abbastanza bene. Ci sono però veramente molti margini di miglioramento. Vanno sistemate situazioni che non funzionano, penso a quelle persone che dovrebbero essere rimandante in patria perché non avrebbero diritto allo status di asilante poiché richiedenti economici, che e spesso e volentieri rimangono qui per cavilli giudiziari».Dunque, «raccolgo positivamente ciò che ha detto la Cancelliera, ma non deve distoglierci dall'obiettivo di migliorare la politica migratoria. L'Europa potrebbe imparare qualcosa». Merkel citava la ripartizione dei profughi nei 26 cantoni svizzeri, può essere sul serio un modello per l'UE? "Noi siamo 26 cantoni, loro un bel po'di nazioni con velocità diverse di esecuzioni. Se confrontiamo la politica che porta avant la Germania con quella dei paesi dell'Est, mi pare difficile far collimare le situazioni e trovare un'unità d'intenti. Qualcosa indubbiamente devono fare, gli avvenimento degli ultimi giorni e settimane fanno pensare e servono da spunto».Forse la Merkel non ha tenuto conto delle problematiche peculiari del Ticino... «sa dov'è il Ticino? - ironizza Marchesi - Lei probabilmente ha detto questo perché ha letto tre o quattro rapporti preparati ad hoc, dubito conosca la realtà del centro registrazione di Chiasso. In conclusione, globalmente da noi funziona meglio che in Europa ma non siamo ancora a livelli soddisfacenti».Molto critica, invece,
Lisa Boscolo
, in lista per la GISO, sulla politica migratoria svizzera in generale. «Angela Merkel dice "potrebbe fungere da esempio": infatti, potrebbe, perchà al momento non siamo un esempio nel campo dell'asilo. Ripeto e ribadisco sempre che ci si dimentica che in Svizzera si fa una politica migratoria con i paraocchi, ovvero se arriva un ricco facoltoso lo accogliamo di buon grado, mentre se giunge un asilante, un clandestino o un sans papier lo si rimanda a casa perchà è un crimine. Voglio ricordare che ogni anno migliaia di donne e uomini vengono incarcerati senza processo di condanna per la sola ragione di risiedere in modo illegale sul territorio, e possono essere privati della libertà in attesa dell'epsulsione, con i voli speciali. Essi eticamente e moralmente sono inaccettabili, la politica dovrebbe muoverci su questo. Non siamo ancora un esempio di buona condotta nella politica dei migranti».Da cosa sono dettate le dichiarazioni della Merkel, allora? «Probabile che non conosca soprattutto il Ticino, dovrebbe documentarsi un po'ma ha un'altra nazione da portare avanti! Siamo in campagna, e devono uscire belle parole!».Boscolo riconosce che «tutto sommato, rispetto ad altre nazioni non va male». E non risparmia una frecciatina alla Lega dei Ticinesi. «Se paragoniamo la Svizzera all'Ungheria potremmo essere un esempio. Ma non dimentichiamoci che l'idea del muro per scacciare i migranti è saltata fuori anche dalle nostre parti».Lega dei Ticinesi che è rappresentata nel nostro giro di opinioni da
Daniele Caverzasio
, candidato al Nazionale. «Chi dice che non siamo un modello di accoglienza, in effetti, probabilmente non sa cos'è la Svizzera. L'accoglienza alle persone bisognose non è mai stata fatta mancare, fa parte del DNA stesso della Confederazione. la questione sta nel differenziare il fatto di accogliere chi ha bisogno e chi invece non ne ha molto». Su questo punto concorda, dunque, con Marchesi. «Il problema si pone quando l'immigrazione è economica e non una fuga da luoghi poco sicuri. Accogliendo anche i rifugiati economici, la quota purtroppo poi va a colpire chi ha una vera necessità, che non riusciamo più a tenere in Svizzera. La coperta è corta, e a perderci sono famiglie e bambini che hanno molto bisogno».La politica migratoria federale è a suo avviso positiva. «A volte la Svizzera viene tacciata di razzismo o di violazione dei diritti dell'uomo: chi lo afferma non deve avere bene in chiaro la realtà elvetica. La nostra parte per accogliere i bisognosi l'abbiamo sempre fatta».La ripartizione fra i cantoni va bene perché «a livello svizzero ci parliamo di più, per l'Unione Europea è un problema che devono essere loro stessi i primi a gestire, anche andando alla radice. L'ideale sarebbe dare una mano a queste persone nei loro paesi, evitando che debbano partire. Per conto mio lascerei casa mia non volentieri, preferire rimanere. Gli Stati dell'UE devono, innanzitutto, parlare fra loro».Riguardo al Ticino e alle sue peculiarità, secondo Caverzasio Angela Merkel ha «fatto un discorso generale. Chiaramente poi il nostro cantone ha alcune situazioni, basti vedere a Chiasso, un po'esasperate, portate però da gente che non ha davvero bisogno come rifugiato che scappa da qualcosa ma che va piuttosto in cerca di un benessere che noi non possiamo dare. La problematica non è certo il bambino siriano che abbiamo visto morto sulla spiaggia, un'immagine che ha spezzato il cuore, bensì per esempio le tratte umanitarie. Riassumendo: pugno duro per chi non ha lo statuto di rifugiato!»Secondo
Nadia Ghisolfi
, candidata alle federali per il PPD, «facciamo un buon lavoro, tenendo conto delle nostre piccole dimensioni. Ovviamente anche noi possiamo migliorare, però fa piacere che si accorgano che nonostante siamo piccoli ci diamo da fare. Loro come UE dovrebbero coordinarsi, ciò che sta succedendo è veramente tragico».A suo avviso, come detto anche da Caverzasio, «la cosa migliore sarebbe andare ad aiutare sul posto, in modo da evitare che queste persone abbiano voglia di scappare credendo di arrivare qui e trovare chissà che. Va fatta un'azione coordinata di tutti i paesi laggiù, per evitare la situazione devastante con le immagini che purtroppo tutti abbiamo visto. Poi, ciò che non si può fare in loco, si farà quando arrivano qui». Parla di azione fra tutti i paesi, la Svizzera, che non è nell'UE, deve essere coinvolta? «Su questi temi non è importante se si fa parte dell'UE o no, ci si deve coordinare e lo sforzo deve essere di tutti».Potremmo, dunque, assumere una specie di ruolo guida, dopo ciò che ha affermato la Merkel? «Perché no, tenuto conto che la nostra dimensione è diversa da quella di altri stati. Stati federali riescono a fare di più rispetto ad altri, ma lo spazio è quello che è, non si può costruire chissà che cosa o mettere i rifugiati chissà dove».
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