, candidato al Nazionale. «Chi dice che non siamo un modello di accoglienza, in effetti, probabilmente non sa cos'è la Svizzera. L'accoglienza alle persone bisognose non è mai stata fatta mancare, fa parte del DNA stesso della Confederazione. la questione sta nel differenziare il fatto di accogliere chi ha bisogno e chi invece non ne ha molto». Su questo punto concorda, dunque, con Marchesi. «Il problema si pone quando l'immigrazione è economica e non una fuga da luoghi poco sicuri. Accogliendo anche i rifugiati economici, la quota purtroppo poi va a colpire chi ha una vera necessità, che non riusciamo più a tenere in Svizzera. La coperta è corta, e a perderci sono famiglie e bambini che hanno molto bisogno».La politica migratoria federale è a suo avviso positiva. «A volte la Svizzera viene tacciata di razzismo o di violazione dei diritti dell'uomo: chi lo afferma non deve avere bene in chiaro la realtà elvetica. La nostra parte per accogliere i bisognosi l'abbiamo sempre fatta».La ripartizione fra i cantoni va bene perché «a livello svizzero ci parliamo di più, per l'Unione Europea è un problema che devono essere loro stessi i primi a gestire, anche andando alla radice. L'ideale sarebbe dare una mano a queste persone nei loro paesi, evitando che debbano partire. Per conto mio lascerei casa mia non volentieri, preferire rimanere. Gli Stati dell'UE devono, innanzitutto, parlare fra loro».Riguardo al Ticino e alle sue peculiarità, secondo Caverzasio Angela Merkel ha «fatto un discorso generale. Chiaramente poi il nostro cantone ha alcune situazioni, basti vedere a Chiasso, un po'esasperate, portate però da gente che non ha davvero bisogno come rifugiato che scappa da qualcosa ma che va piuttosto in cerca di un benessere che noi non possiamo dare. La problematica non è certo il bambino siriano che abbiamo visto morto sulla spiaggia, un'immagine che ha spezzato il cuore, bensì per esempio le tratte umanitarie. Riassumendo: pugno duro per chi non ha lo statuto di rifugiato!»Secondo