POLITICA
«La legge viene prima di tutto» oppure «i panni sporchi si lavano in famiglia»?
La GISO a Zurigo ha denunciato un ministro socialista. Abbiamo interpellato i rappresentanti degli altri movimenti per sapere che cosa farebbero se un loro esponente commettesse qualcosa di non corretto: denuncia, copertura o soluzione interna?
BELLINZONA - Nell'inviarci la lettera aperta della GISO a Gobbi, pubblicata in Tribuna libera, si prendeva spunto dalla denuncia penale della Gioventù Socialista ai danni del proprio ministro della Sicurezza zurighese, Mario Fehr, per l'acquisto e l'utilizzo illegale di software-­‐spia di tipo “cavallo di troia”.Al di là del caso specifico, a colpire è il fatto che i giovani abbiano scelto di denunciare un esponente del proprio partito.In una situazione del genere, che cosa avrebbero fatto le altre sezioni giovanili?
Fabio Käppeli
, granconsigliere PLR, sottolinea il coraggio dei colleghi socialisti. «Se si è convinti di essere nel giusto, si va anche contro i propri rappresentanti. Un gesto coraggioso e notevole. Va rimarcato, come detto più volte anche dagli interessati, che fra la GISO e il PS esiste una differenza». Su che cosa farebbero loro, non si esprime, non essendo mai capitati casi del genere. «Il modo giusto di far politica è parlare di idee, però siamo in uno stato di diritto».
Andrea Sanvido
, consigliere comunale a Lugano per i Giovani Leghisti, afferma che «per prima cosa, i panni sporchi vanno lavati in famiglia. Dunque parlerei con la persona interessata». Cita alcuni casi da non ripetersi, «non deve succedere ciò che è accaduto per esempio con Bertola e Enderlin nel PLR. Ad ogni modo, un politico è un cittadino qualunque. Non conoscendo cosa è successo esattamente a Fehr, di primo acchito dico che parleremmo all'interno della questione, anche per non mettere in difficoltà chi è coinvolto. Prima si cercherebbe una soluzione che non causi eccessivi problemi a nessuno».Lapidario
Andrea Croci
, candidato al Nazionale per i Generazione Giovani PPD. «Non voglio parlare a nome di tutto il gruppo, ma la legge viene prima di ogni altra cosa».
Alain Bühler
, candidato e rappresentante dei Giovani UDC, non ha dubbi. «Se dovessimo venire a sapere di qualcosa di comprovato (se fossero solo voci, prima indagheremmo) e grave, andremmo dal diretto interessato, spingendolo ad audenunciarsi e eventualmente a pagare le conseguenze di quanto fatto. E saremmo chiari: se non la facesse lui, agiremmo noi. Non è più, di fronte a un atto di una certa gravità, una questione di essere membri di un partito. Tornando al caso citato dalla GISO, sarà un tribunale a dover giudicare».
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