POLITICA
Le donne fanno sul serio, «e se rifacessimo uno sciopero?»
Le candidate al Consiglio nazionale unite per un maggior impegno nella politica dell’uguaglianza uomo-donna. Dalla serata l’appello a votare (anche) le donne.
LUGANO – Donne, votate le donne. Con questo slogan la maggior parte delle candidate donne al Consiglio nazionale (per il Consiglio degli Stati non vi è nemmeno una candidata) si sono ritrovate ieri al Canvetto di Lugano per una discussione sulle tematiche della parita salariale e del congedo parentale, due dei principali temi del grande capitolo dell’uguaglianza uomo-donna. Ad organizzare la serata il “Forum 54 Donne Elettrici”, gruppo sorto lo scorso anno coalizzando diverse associazioni femminili e singole persone interessate a partecipare attivamente alla vita politica in qualità di cittadine.Se fra le proposte delle singole candidate sono emerse sfumature differenziate, evidentemente dettate da una diversa impostazione considerate le rispettive appartenenze politiche, di fondo è emersa la volontà di agire con maggior coraggio nel proporre delle soluzioni. Interessanti anche alcuni spunti giunti dal pubblico (fra cui un solo candidato), e altresì preoccupanti le segnalazioni di incredibili discriminazioni che ancora oggi vi sono nei confronti delle donne in campo professionale, in particolar modo nei settori tradizionalmente occupati dagli uomini. Ne è emersa la necessità di dover agire – prima ancora di far delle proposte concrete – al livello della sensibilizzazione dell’opinione pubblica. In questo senso la consigliera nazionale Marina Carobbio ha ricordato lo sciopero delle donne del 1991, che permise di scuotere l’opinione pubblica e portare a casa qualche conquista, ventilando l’organizzazione di un nuovo sciopero – a quasi trent’anni di distanza.Il primo passo è però già questo fine settimana, con le elezioni federali, con la speranza che il parlamento scaturito dalle urne sia un po’ più “rosa” dell’attuale, in modo da meglio riuscire a rappresentare le sensibilità femminili anche nelle istanze federali.Insomma, il messaggio è chiaro: donne (e uomini), votate (anche) le donne.[nggallery id=54 images=99]
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