POLITICA
Meno peggio di quel che si poteva pensare
Christian Vitta ha presentato uno studio volto a mettere in evidenza punti forti e deboli del Cantone. I dati emersi sono meno negativi di quanto preventivato, sebbene il Ticino cresca meno velocemente del 15% rispetto al resto della Svizzera
BELLINZONA - Probabilmente ci si aspettava uno scenario peggiore. Christian Vitta ha presentato oggi uno studio sul mondo economico ticinese e sui suoi assi di sviluppo per il quadriennio 2016-2020, un documento redatto dal professor Mauro Baranzini con la collaborazione di Marco Bernasconi, Remigio Ratti e Adrian Weiss.Ebbene, il Ticino non appare più semplicemente a rimorchio della Svizzera a livello economico. Lo si nota soprattutto nell'esportazione di beni, nella produttività del lavoro in generale, e nella disoccupazione.Questi valori sono infatti, secondo lo studio, positivi a livello nazionale e il Ticino ne beneficia, mentre la bilancia commerciale non è positiva ma ha risentito meno del previsto del franco forte.Secondo uno studio dell'Ire (nell'occhio del ciclone per il documento sui frontalieri), il Ticino vanta a livello nazionale una buona qualità della vita, una buona produttività del lavoro (ottava posizione nel contesto nazionale); la struttura imprenditoriale e una positiva accessibilità. I punti deboli sono invece a livello di capitale finanziario, il tasso di occupazione dai 15 ai 65 anni; l’innovazione e l’innovatività; i centri decisionali e innovativi; la struttura della popolazione e la struttura sociale.Se confrontato al resto della Svizzera, il nostro cantone è cresciuto meno negli ultimi anni, per una percentuale del 15% (tenendo conto del costo della vita leggermente inferiore). "Il dumping salariale che si registra in certi settori ha avuto un effetto distorsivo sulla relazione tra produttività e retribuzione del lavoro, cosa che non favorisce la competitività della nostra economia cantonale", si legge nel documento. Che fare, dunque? I settori chiave per il rilancio appaiono essere quattro: le Life-sciences, la moda, la meccanica ed elettronica, e le tecnologie dell’informazione e della comunicazione, oltre, in modo più defilato, alla formazione accademica e professionale, alla mobilità, alla sanità, alla politica dell’innovazione, al settore finanziario e para-finanziario, farmaceutico e della ricerca in bio-medicina e all’organizzazione aziendale e imprenditoriale.Un'ampia gamma, insomma, di interventi possibili, che sono emersi nel corso della presentazione. Su tutti, una deduzione per i redditi alti, un aggiornamento delle aliquote (con una loro diminuzione) d'imposta per fermare l'esodo dei contribuenti facoltosi e contemporaneamente di rendere più attrattivo il Ticino.Insomma, tanti dati e molte possibilità per il compito non facile di risollevare l'economia ticinese. Ciò che più conta, probabilmente, è che i risultati degli studi non sono negativi come ci si attendeva: un segnale sicuramente positivo.
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