BERKASOVO - Ha la voce rotta, Lisia Bosia Mirra, una voce che arriva da lontano, nitida attraverso il cellulare. Ha poco tempo per parlare, e ogni tanto si interrompe per rispondere in inglese a qualcuno o per sottolineare un'immagine che vede. Sono emozioni forti quelle che, assieme a Claire Fischer, sta vivendo portando un carico di vestiti sino a Belgrado. Nel frattempo, quando può, aiuta i profughi, caricandoli in auto e curandoli, nel limite del possibile.«Sono sul campo. Ci sono donne, bambini, afgani, iracheni, tantissimi siriani, un terzo ciascuno. C'è anche una famiglia dalla Somalia. Arrivano coi bambini dalla Macedonia...» Comincia a raccontare a ruota libera Lisa Bosia, senza aspettare le domande. «Questo è il punto di passaggio fra la Serbia e la Croazia, Berkasovo. Tutti sono stanchi e molto provati dal viaggio, ma ringraziano, sono gentilissimi e davvero disponibili. è commovente essere qui, c'è un'umanità in movimento».A gestire il campo, spiega, ci sono dei volontari della Repubblica Ceca. «Funziona bene, è un punto di transito. In questo momento in auto siamo in otto, fra cui un bambino, una donna che sta male per un calo di pressione, una signora anziana. Mi piacerebbe tanto poter avere un furgone!».Riusciamo a interrompere il suo fiume emozionato di parole.