MANNO -"Credevo ci fossero solo studenti e docenti, ma va bene così". Non ha nascosto la sua sorpresa, Rico Maggi, presidente dell'IRE, quando sul mezzogiorno, presentandosi a un dibattito organizzato dal Dipartimento economia aziendale, sanità e sociale della SUPSI sul discusso studio. In aula, infatti, oltre alla stampa, c'erano diversi politici, da Caverzasio a Dadò, da Sanvido a Savoia, da Lepori a Durisch, da Rossi a Seitz. Segno che lo sdegno per lo studio non è ancora dimenticato, anzi. «Nel periodo 2003-2013 il rischio di disoccupazione a causa della presenza di frontalieri ha un impatto non significativo. Questo non vuol dire che non vi siano dei casi isolati di sostituzione di manodopera residente con quella frontaliera», ha detto lo stesso Maggi presentando lo studio.Il quale è poi stato demolito, e non capita spesso in ambito accademico, da Fabio Losa della SUPSI. I risultati e le conclusioni non sono attendibili. «L’unico pregio che ho riscontrato è l’aver accettato un mandato non facile. Ma manca la trasparenza, in molti passaggi lo studio è ermetico e i dati non sono documentati a sufficienza. Inoltre, il lavoro non risponde al quesito centrale e non è quindi possibile stabilire il nesso di causalità tra la presenza dei frontalieri e la disoccupazione in Ticino». Losa ha precisato che la sua valutazione non è sull'IRE in generale ma solamente sullo studio. Criticati anche il campione utilizzato, 300 aziende, il fatto di non aver tenuto conto dei cambiamenti intervenuti negli ultimi anni nella legge federale sulla disoccupazione e una mancata empatia col territorio.Non viene risparmiata neppure la SECO, perché secondo Losa studio del genere non dovrebbero essere assegnati per mandato diretto, come accaduto in questo caso, bensì aprendo un concorso fra i vari atenei.La stoccata finale è toccata a Maggi, che difende la qualità dello studio e afferma che per quanto riguardala terza parte, sulle aziende, l'indagine era già stata condotta in Svizzera Interna e che l'IRE ha solo tradotto le domande. «Ricordo che alla famosa riunione del 19 ottobre con la presidenza del Gran Consiglio, i gruppi parlamentari e i rappresentanti della SECO ci eravamo resi disponibili per ulteriori approfondimenti. Stiamo ancora aspettando le domande».