POLITICA
Legge anti-burqa, la Commissione fa i compiti al posto del governo
La Commissione della legislazione “tappa i buchi” della proposta governativa, nessuna eccezione per le danarose turiste, qualche divisione su chi dovrà applicare la legge
BELLINZONA – Nel settembre del 2013 il popolo ticinese aveva accolto l’articolo costituzionale sul divieto di dissimulare il volto. Nella primavera 2015 il Consigliere di Stato Norman Gobbi presenta finalmente la revisione della Legge sull’ordine pubblico, nella quale viene inserita anche la normativa sulla dissimulazione del volto. Dopo il rinnovo dei poteri cantonali, in maggio, la Commissione della legislazione prende in mano il dossier, non senza poche pressioni sulla tempistica da parte del fronte leghista. Ad essere designati quali relatori i deputati
Natalia Ferrara Micocci
(PLR) e
Jacques Ducry
(PS). E ora, fra un paio di settimane, il Gran Consiglio si esprimerà sulla nuova legge. O meglio, su due leggi. Già, perché la Commissione della legislazione ha deciso di colmare le lacune del messaggio governativo proponendo una legge aggiuntiva, in modo da poter applicare il divieto di indossare burqa, niqab o simili, come chiaramente indicato in votazione popolare.Non di certo un modo per scavalcare il governo cantonale, come sottolinea la relatrice Ferrara Micocci, «abbiamo portato avanti il lavoro in commissione, andando comunque incontro al Consiglio di Stato suggerendogli una normativa specifica». Detto in parole povera, con una normativa più completa rispetto a quella presentata dal governo si brucerà qualche tappa. «Ogni copertura del viso» - prosegue Natalia Ferrara Micocci - «dev’essere sanzionata, ma per farlo si rendono necessarie delle norme specifiche. E mi spiego: il nuovo disegno di legge sull’ordine pubblico risponde a un’esigenza legata alla sicurezza, rivolta in primis a punire manifestanti e facinorosi che nascondo il volto a scopo delittuoso». Il che non è paragonabile a celare il volto per motivi religiosi, e dunque servono due normative specifiche. La legge proposta ricalca quella già applicata da tempo in Francia, e che ha superato lo scoglio di Strasburgo. In questo modo, ci si mette maggiormente al riparo da eventuali ricorsi, prevedibili sulla Legge sull'ordine pubblico. «Essi dovrebbero infatti seguire iter differenti a seconda della normativa contestata, cosa che non succederebbe con un solo disegno di legge, mettendo a repentaglio entrambe le disposizioni in caso di reclamo». «Ogni copertura del viso», prosegue Natalia Ferrara Micocci, «dev’essere sanzionata, ma per farlo si rendono necessarie delle norme specifiche. E mi spiego: il nuovo disegno di legge sull’ordine pubblico risponde a un’esigenza legata alla sicurezza, rivolta in primis a punire manifestanti e facinorosi che nascondo il volto a scopo delittuoso». Il che non è paragonabile a celare il volto per motivi religiosi, e dunque servono due normative specifiche. La legge proposta va in direzione di quella già applicata da tempo in Francia.La Commissione è riuscita a raggiungere una certa unità di vedute sul tema, tanto che non vi saranno rapporti di minoranza ma solo qualche emendamento. Nella legge inoltre non vi sarà nessuna eccezione per le facoltose turiste proveniente dal Medio Oriente, malgrado le lamentele provenienti dal settore turistico, sempre che in Gran Consiglio non vi siano proposte di eccezioni.Il maggior pomo della discordia non è però legato alle turiste, ma su chi dovrà sanzionare eventuali infrazioni. C'è chi vorrebbe che la competenza tocchi al Cantone e chi ai Municipi ma nel secondo caso «temiamo che ogni Comune segua un approccio diverso, con il rischio che venga quindi meno la parità di trattamento su tutto il cantone», fa notare il deputato PS
Ivo Durisch
. La Commissione della legislazione ha però pensato anche a questo, aggiunge Ferrara Micocci, dato che sarà presentato dal governo un regolamento d’applicazione, con multe che andranno dai 100 ai 10 mila franchi a seconda della gravità dell'infrazione commessa, con lo scopo di aiutare i Comuni ad agire in modo uniforme.
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