POLITICA
Lardi attacca i sindacati. «Partner inaffidabili. Rabbia? Ma se i lavoratori sono soddisfatti!»
Gli impresari costruttori ridimensionano la protesta dei lavoratori edili. «Ci attendevamo numeri ben maggiori, solo in Ticino la mobilitazione ha funzionato. Noi siamo disposti a un compromesso, ma i sindacati sono fossilizzati sulle loro posizioni».
BELLINZONA - Per i sindacati, c'è rabbia. Per gli impresari costruttori, assolutamente no, anzi i lavoratori edili sono soddisfatti. Posizioni distanti, come quelle sul rinnovo del CNL del settore, pomo della discorda. Dopo aver dato voce, durante la protesta, al sindacalista Unia
Dario Cadenazzi
, abbiamo sentito l'altra parte, con
Gianluca Lardi
, che non risparmia frecciate.
Si attendeva questi numeri per la protesta organizzata dai sindacati?
«No, ci aspettavamo dimensioni più grandi. Mentre in Ticino ha avuto il riscontro atteso, sia in Svizzera tedesca che in quella francese sono state ben al di sotto delle aspettative in generale. Ciò mostra che c'è poca comprensione per le posizioni dei sindacati e che in generale l'opinione pubblica vuole dei partner sociali che negozino non in strada. Semplicemente la mobilitazione nel nostro cantone è stata più alta rispetto al resto della Svizzera».
Nelle sue parole si legge una critica ai sindacati: ovvero, non si tratta in strada.
«Senz'altro, l'abbiamo sempre detto. Non serve andare in strada, noi stiamo negoziando al tavolo delle trattative, i compromessi si trovano lì. Anzi, protestare è controproducente perché il rapporto di fiducia fra i partner sociali diminuisce. Va sottolineato che hanno violato la pace sul lavoro. Non escludiamo di prendere provvedimenti, per noi pesa molto comunque di più il fatto che si siano mostrati dei partner inaffidabili, mentre al tavolo delle trattative è indispensabile la fiducia. Non va bene se una delle due parti si mostra sempre inaffidabile».
Cadenazzi parlava di una tangibile rabbia fra i lavoratori, pensa che esista o che sia stata indotta?
«Quando io sono sui cantieri e parlo con i nostri collaboratori non li trovo per nulla arrabbiati, bensì contenti prima di tutto di avere un posto di lavoro sicuro. Sanno esattamente come siamo favorevoli le condizioni salariali e di lavoro che il contratto collettivo offre. In Ticino i salari medi sono tra 5'000 e 5'500 franchi, se li confrontiamo con altri settori o con gli stipendi oltre confine tutti si leccano le dita. Di fatto la rabbia non c'è, la si può far vedere sulle strade, in una dinamica di gruppo che i sindacati sanno gestire molto bene in queste manifestazione li porta ad avere una voce forte. Se lei fa sui cantieri e chiede ai lavoratori come stanno, diranno che sono molto soddisfatti. Condizione che, in fondo, neppure i sindacati negano».
Lo stesso Cadenazzi ci diceva che si augurava che voi datori di lavoro vi sareste spaventati. È successo?
«Tutt'altro. Anzi, secondo me l'afflusso di gente a livello nazionale ci conferma che siamo noi ad essere sulla strada giusta La stragrande maggioranza dei collaboratori vuole una proroga del CNL anche per l'anno prossimo. Se contiamo tutti coloro che sono scesi sulle strade arriviamo a 6'000 persone, di cui 3-4'000 sono lavoratori edili e gli altri sono reclutati da settori affini. La Società Svizzera degli impresari costruttori ha raccolto più di 26'000 firme a favore del contratto annuale, dunque cinque volte tanto».
Ora che cosa succederà?
Siamo disponibili a negoziare il contratto attuale ma non su tutti gli aspetti che chiedono i sindacati, per una semplice ragione: se vogliamo trattare su un catalogo molto lungo non riusciremo a trovare delle soluzioni in tempo utile. Vogliamo concentrarci sulle misure contro il dumping salariale e l'assicurazione del finanziamento del pensionamento anticipato. Non abbiamo mai negato di voler portare un contributo per questo finanziamento, semplicemente non siamo d'accordo con la proposta unilaterale dei sindacati che dicono che i datori di lavoro devono pagare la stragrande maggioranza di questi fondi mentre i lavoratori non pagano praticamente nulla».
Su cosa siete discordi con i sindacati, in poche parole?
«Quelli citati sono i due punti principali, su cui siamo d'accordo. I sindacati non si vogliono muovere di un millimetro, se si vuole trovare un compromesso devono fare un passo, altrimenti si rimane semplicemente sulle proprie posizioni. Vogliamo trovarci alla metà, se si vuole trovare un vero compromesso che non sia un ricatto devono muoversi anche loro».
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