POLITICA
L'Ambrì al fianco di Malkov. Lombardi «Cerchiamo una soluzione per aiutarlo»
Il presidente spiega che cosa sta facendo il club leventinese per la sua ex stella. «Ci sarebbero due soluzioni lavorative per lui: col Biasca in LNB o con l'Accademia Sportiva di Piotta». Perché «le bandiere non si abbandonano».
AMBRÌ - Con un post sul suo profilo Facebook, il presidente dell'Ambrì ha fatto capire che la società leventinese è al fianco di Petr Malkov, il suo ex giocatore a cui non è stato rinnovato il permesso B. «Le bandiere non si abbandonano, mai», ci dice al telefono.
Cosa può fare l'Ambrì per Malkov?
«Il ricorso è già stato presentato dal legale che segue sempre l’HCAP. Ora bisogna trovargli un'occupazione al 100% o combinare due lavori al 50% perché non si vuole che resti a carico della disoccupazione. Ma questa è solo una soluzione transitoria, perché a giustificare a nostro avviso il rilascio di un permesso, oltre ai molti anni trascorsi in Ticino, ci sono le prospettive per una sua futura occupazione basata proprio sulle sue qualifiche specialistiche».
Ovvero?
«Se andrà in porto il progetto di portare il Biasca in LNB, progetto di cui si parla da tempo, lui potrebbe rientrare nell’organico. Non è nulla di definitivo, è solo una possibilità. L'altra è più concreta, anche se necessita di più tempo. Si tratta della futura Accademia sportiva internazionale nell’ex-Sanatorio di Piotta, con la quale abbiamo firmato l'accordo per l'utilizzo della Valascia. I promotori ci hanno confermato di essere fortemente interessati a un allenatore di qualità come Malkov, che parli sia italiano che russo. In quella scuola sarà determinante conoscere la lingua, e per quel progetto non ci sono molti allenatori di hockey in grado di lavorare con giovani che usano l'italiano e il russo, ed è certamente una qualifica che lo renderebbe una figura preziosa per una scuola del genere. In quel caso, la concessione del permesso sarebbe più che giustificata, perché agli extracomunitari si chiede appunto che portino competenze particolari».
Una problematica sono i tempi ristretti.
«Il problema sono i tempi. Chi deve pronunciarsi sul ricorso potrà valutare se concederlo con una soluzione intermedia messa sul tavolo, sapendo che più in là c’è la concreta prospettiva di un lavoro che faccia leva proprio sulle sue capacità specifiche sia sportive che linguistiche».
Secondo lei, con le condizioni attuali che possibilità ha Malkov di vincere il ricorso?
«Non lo so, su qualunque ricorso non si sa mai a priori che chances di successo abbia. L'autorità deve valutare il caso con la maggior serietà possibile. L’HCAP non ha peraltro titolo per ricorrere, non essendo il suo attuale datore di lavoro. Può solo muoversi con contatti e dargli delle prospettive credibili a breve-medio termine. Ho parlato con lui ancora oggi: vogliamo dargli una mano a livello sia umano che professionale. Gli vogliamo tutti troppo bene!».
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