POLITICA
Parigi entra in Gran Consiglio, approvata la legge "anti-burqa"
«Non ingenui, ma disponibili. Non arrendevoli, ma attenti. Sempre, ma soprattutto in questi momenti storici, e in mezzo alle cronache tragiche di questi giorni»
BELLINZONA - «Il divieto di dissimulare il volto persegue lo scopo di favorire l'interazione e, in questo modo, costituire una premessa per l’integrazione sociale». Con queste parole la relatrice
Natalia Ferrara Micocci
ha presentato il rapporto della Commissione della legislazione per il “piatto forte” della seduta di Gran Consiglio di novembre, ossia la concretizzazione del divieto di dissimulare il volto, principio votato dal popolo ticinese nel 2013. «L'obbligo che oggi possiamo rendere operativo, in realtà, vincola anche noi», ha spiegato la granconsigliera liberale. «Imporre a qualcuno di farsi vedere in faccia, di farsi guardare negli occhi, non ha senso se poi noi guardiamo dall'altra parte, se chiudiamo i nostri di occhi, se veliamo noi stessi con l'indifferenza o con il silenzio».Se quindi fino ad una decina di giorni fa si guardava alla Francia per la sua legge “anti-burqa”, oggi gli occhi dei deputati erano rivolti a Parigi anche per i tragici attentati di matrice islamica dello scorso venerdì 13 novembre. Non a caso proprio oggi sono state introdotte nuove misure di sicurezza a Palazzo delle Orsoline (dove peraltro è comparso un
). E non a caso Natalia Ferrara Micocci ha voluto precisare la filosofia della nuova normativa, «una lettura emarginatrice della nuova norma le toglierebbe, invece, il senso e la legittimazione ultima. La nostra forza è la misura. Per difendere una società aperta, bisogna essere aperti. Non ingenui, ma disponibili. Non arrendevoli, ma attenti. Sempre, ma soprattutto in questi momenti storici, e in mezzo alle cronache tragiche di questi giorni. E allora mi permetto di dire che il divieto di coprire il volto non è solo un'operazione di polizia, ma soprattutto di libertà».Uno spirito, quello evocato dalla relatrice (alla quale sono andate molte lodi per il lavoro svolto), che è stato ripreso da molti granconsiglieri, che sostanzialmente hanno aderito al lavoro commissionale, che non solo prevede la revisione della Legge sull'ordine pubblico, ma che ha anche elaborato una legge ad hoc per attuare il divieto di indossare burqa, niqab o simili.Il Consigliere di Stato
Norman Gobbi
dal canto suo ha difeso l'impostazione del messaggio governativo, evidentemente infastidito dalle critiche che in particolare il capogruppo PPD,
Fiorenzo Dadò
, gli ha rivolto ad esempio sulle tempistiche.Il dibattito si è concentrato però non sui principi enunciati dalle due leggi, ma sulla competenza: secondo il messaggio governativo e secondo la commissione una buona parte dei reati vanno perseguiti dalle polizie comunali, mentre
Jacques Ducry
e
Ivo Durisch
(PS) hanno proposto di mantenere la competenza al Ministero pubblico. Una proposta di emendamento largamente bocciata, malgrado i timori dei socialisti di un'applicazione non uniforme della legge.Ulteriore battaglia di Ducry sul concetto di intenzionalità, il quale si è scontrato con la relatrice Ferrara Micocci. Ma anche in questo caso al socialista sono andate solo pochi voti. Accolto invece un emendamento sull'aumento delle multe "anti-burqa", che potranno arrivare fino a 10 mila franchi..Il Gran Consiglio ha quindi accolto a larga maggioranza sia la nuova Legge sull'ordine pubblico, sia la nuova Legge sulla dissimulazione del volto. Le due nuove leggi entreranno in vigore nei primi mesi del prossimo anno, non appena il Consiglio di Stato avrà elaborato i regolamenti di applicazione. La palla passa quindi, nuovamente, a Gobbi.
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