POLITICA
«Donne, torniamo ad avere cautela. L'uomo, a volte, è fermo a 30 anni fa»
L'analisi della responsabile del Consultorio per le donne di Lugano. «E se a Colonia la violenza fosse stata solo a scopo di umiliazione? Il rischio però è di diventare xenofobi»
LUGANO - I fatti di Colonia come cartina tornasole di una situazione dove le donne sono ancora vittime di violenze? Specchio di una mentalità maschile che in realtà è ferma ad anni orsono? Abbiamo affrontato la tematica con chi conosce bene storie e drammi di violenza sulle donne:
Sonny Buletti
, responsabile del consultorio delle donne di Lugano.
Ora si parla molto di violenza sulle donne, è un problema davvero più esteso di quanto si sappia?
«Sì e no. Secondo me le nostre giovani hanno un problema di troppa fiducia, e possono mettersi in situazioni pericolose quando sono convinte che se dicono "no" l'altro accetti, mentre non è così per tutti. Dobbiamo tornare indietro, in un certo senso: noi della mia generazione avevamo sulla pelle l'idea di non fidarci e che fosse meglio prevenire, invece loro come nuove donne hanno una maggior consapevolezza di sé e non valutano che alcuni sono fermi ad un'epoca precedente. Diamo rischiosamente per scontato che un uomo ci rispetta e che se diciamo di "no" si fermi. Dovrebbe essere la regola, ma ai miei tempi sapevamo che non lo era e rischiavamo meno. Se sono convinta, giustamente, di avere i miei diritti ad essere rispettata, quando incappo in qualcuno che non la pensa in questo modo, i problemi sono grossi».
Secondo lei quanto accaduto a Colonia si può analizzare con questa chiave di lettura?
«Con cautela sì. Non si sa fino a che punto lo scopo fosse il furto, mentre la violenza sessuale era l'umiliazione della vittima che in questo modo stava zitta. Nell'ambiente attuale disgraziatamente il dubbio che si sia ingigantito il tutto per una lotta ai profughi resta. Se partiamo dal fatto che chi ha compiuto questi gesti non è ancora arrivato ad un certo livello di evoluzione di mentalità sessuale può aver senso l'idea che, se oltre a derubarti, ti umilio e ti faccio del male sessualmente, tu, la povera vittima che ha provocato, non farai denuncia pensando che è colpa tua. Vengono i brividi, è vero, ma non si può escludere un salto indietro nel tempo di 30-40 anni, quando non si denunciava la violenza per non sentirsi dire "te la sei cercata"».
Il Ticino a che epoca è? Trenta, venti, dieci anni fa o nel momento attuale, per usare una provocazione?
«Si gioca tutto nella personalità dell'uomo. In Ticino si può essere tranquilli, abbastanza, nella propria cerchia, senza voler con ciò fare un discorso razzista. Con coloro che conosco so che posso fidarmi, in linea di massima. Guardando però i casi di violenza sessuale tramite cellulare, commessa da più piccoli, quindicenni, ci si chiede se non stiamo rientrando nella fase vecchia. Se dei bambini fanno già ricatti sessuali, dov'è il rispetto? È un discorso contorto e ampio».
Se si è sicuri solo con chi si conosce, si rischia di chiudersi in una cerchia ristretta di persone, non è d'accordo?
«Se non conosco qualcuno, non so cosa pensa e come reagisce quando è in preda alla passione, bisogna stare più attenti e ricordarsi che non è scontato che il "no" non sia per forza rispettato. Non vuol dire non frequentare chi non si conosce, ma magari non andare subito nella sua camera da letto. Torniamo a prendere le precauzioni che per le donne della nostra generazione erano indispensabili».
Voi vi occupate soprattutto di violenze all'interno delle coppie, quelle miste vivono più problemi?
«A livello di consultorio siamo più o meno alla pari. Teniamo conto che ogni donna straniera vittima può avere un marito violento svizzero. Alla casa di accoglienza abbiamo più straniere, ma perché non sanno dove andare, non hanno risorse o lavori ben pagati. Tornerei a un po' di sana cautela, anche con chi conosco, il che non vuol dire tornare sotto la tutela del papà o del fratello».
I fatti di Colonia potranno determinare un'evoluzione nel pensiero femminista?
«Il mio dubbio è che si diventi più xenofobi e questo è un peccato. Fra gli stranieri che arrivano c'è gente in gamba e neppure i residenti fissi sono tutti agnellini. Corriamo il pericolo di vedere il rischio solo in una certa cerchia, perdendo magari la possibilità di avere rapporti soddisfacenti con qualcuno solo perché straniero».
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