POLITICA
«Un cerotto: le misure scatterebbero solo in casi gravi, e questo non va bene»
Solo il PLR condivide in pieno il "bottom up", mentre Verdi, UDC e Lega (attraverso Roberta Pantani), non lo giudicano ancora sufficiente.
BELLINZONA - La proposta ticinese per l'applicazione di quanto votato il 9 febbraio non dispiace ai partiti ticinesi, che non la reputano in ogni caso sufficienti. Il
PLR
loda il modello, elaborato su impulso del proprio Consigliere di Stato Christian Vitta. Col sistema "bottom up" «il Ticino assume l’atteggiamento corretto per muoversi nei confronti di Berna portando delle proposte e delle soluzioni concrete, senza limitarsi a rivendicare", guadagnando così credibilità e considerazione a livello nazionale che saranno anche utili per affrontare le problematiche in futuro». Se il messaggio del Consiglio federale è inapplicabile, la cosiddetta clausola ticinese tiene conto delle specificità regionali, «ed è pertanto estremamente rispettosa del principio del federalismo affrontando i problemi laddove questi si pongono. Si tratta di un piano molto più flessibile e articolato, che tratta al suo interno anche il problema dei frontalieri». La sua applicazione favorirebbe buone relazioni con l'UE, si rallegrano i liberali, con misure limitate nel tempo. Si plaude alla soluzione della preferenza indigena per i frontalieri, più facilmente attuabile rispetto ai contingenti.Anche secondo i Verdi il modello è migliore di quello presentato dal Consiglio federale, ma si tratta di un "cerotto". «Non avrà un effetto preventivo sul deterioramento del mercato del lavoro. Le misure proposte infatti verrebbero adottate nei settori economici o nelle regioni quando la situazione è già giudicata grave. Si riproporrebbe quindi lo stesso meccanismo dei contratti normali di lavoro: soluzioni non preventive e risolutive ma “lenitive ” e temporanee, introdotte solo quando le condizioni peggiorano».Non è chiaro, per esempio, che cosa accadrebbe nei settori con disoccupazione SECO bassa ma stipendi bassi che escludono i residenti. «Una clausola di salvaguardia, qualsiasi sia il modello di attuazione, non è in grado da sola di risolvere questi problemi. Senza criteri qualitativi che garantiscano posti di lavoro per la manodopera residente, il nostro cantone continuerà ad attirare imprese interessate solo a sfruttare personale a basso costo e a sfruttare le condizioni fiscali vantaggiose», constatano i Verdi. Le imprese in Ticino aumentano però d'altro canto aumentano i disoccupati ILO e le persone in assistenza: «una crescita quantitativa che non ha portato nessun beneficio alla popolazione, anzi. Il nostro obiettivo dev'essere quello di garantire la qualità di vita delle persone che vivono sul nostro territorio e a lungo termine, non solo quella di favorire una crescita economica immediata e a vantaggio di pochi», termina il comunicato.Per l'
UDC
, proporre qualcosa di meglio rispetto all'idea del Consiglio federale «non è una grande referenza, visto che quanto partorito dal nostro governo nazionale è del tutto inaccettabile. Sarà un’alternativa da discutere alle Camere per rendere “meno peggio” la proposta del Consiglio federale, ma è ben lungi dal risolvere il problema della nostra disoccupazione». I democristiani vogliono la preferenza indigena, per «ridare un impiego a quei 15 o 16'000 disoccupati (perlomeno quelli qualificati) estromessi dal mercato del lavoro dall’introduzione della libera circolazione delle persone con l’UE", non però «quando si raggiunge un determinato valore-soglia d’immigrazione che, peraltro, anche il progetto ticinese non stabilisce». La media annuale dell'immigrazione va diminuita in modo drastico, e «ci sembra che nemmeno il modello ticinese raggiunga questo scopo, dato che non prevede i contingenti. E in questo, è altrettanto incostituzionale quanto la proposta del Consiglio federale». Dunque, per l'UDC, «possiamo applicare un cerotto qua, un cataplasma là ma, fintanto che la Svizzera continuerà a subordinare le sue decisioni di politica interna all’approvazione dell’UE, l’articolo costituzionale 121 a, approvato da popolo e cantoni il 9 febbraio 2014, non vedrà la sua applicazione».La
Lega dei Ticinesi
non ha preso posizione ufficialmente, ma sul mattinoline ha parlato la consigliera nazionale Roberta Pantani. «La trovo un’idea valida, applicabile non solo al Ticino ma a livello nazionale. Di certo una proposta decisamente migliore rispetto a quella del Consiglio Federale, che ha presentato una ciofeca che non tiene conto delle problematiche e delle particolarità di ogni Cantone». La perplessità, comunque, viene dal fatto che «la clausola di preferenza indigena non sarebbe applicata subito ma solo dopo che determinati parametri saranno superati. Il Ticino ovviamente avrebbe bisogno d’altro in questo senso, soprattutto in alcuni settori economici». Per il
PPD
, nessun commento ufficiale, ma già venerdì, dopo il messaggio del Consiglio federale, Marco Romano su Facebook aveva parlato della bontà dell'idea ticinese. Nulla, per ora, dal
PS
.
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