POLITICA
Celio, «sono proteste prettamente salariali. Non cambierà nulla»
Il granconsigliere PLR, ex docente, ritiene che «non si debba dare troppo peso alle manifestazioni. Le misure della manovra da 180 milioni sono già state decise»
BELLINZONA - Uno sciopero, in realtà, dettato soprattutto dalle rivendicazioni salariali, che cambierà ben poco. Ha le idee chiare in merito a quanto successo nella scuola in questi giorni l'ex docente (in pensione) e granconsigliere liberale Franco Celio.
La politica come reagirà? La giornata di ieri sarà servita a qualcosa?
«Ci sarà chi dirà che all'interno delle scuole sono scontenti perché non ci sono abbastanza fondi e chi per contro affermerà che bisogna risparmiare, per cui vi sarà la solita dialettica conflittuale fra chi vuole spendere di meno e risparmiare e chi non vuole. Gobbi ha detto che Bertoli non è stato collegiale, ma quest'ultimo, giustamente, ha affermato che la colpa non è solo sua e che la decisione è stata di tutto il Governo. Mi sa che il tutto sfocerà in una conflittualità poticien... Non ci saranno, a mio avviso, grandi cambiamenti, anche perché, e questo è passato un po' in secondo piano, i tagli riguardano non solo i docenti ma tutti i dipendenti dell'amministrazione pubblica. C'è comunque qualcosa che mi dà molto fastidio...»
Cioè?
«L'approccio del Governo, non solo per quanto riguarda la scuola, di dover "accontentare" mediante giorni di vacanza. Si dà l'impressione che con un giorno di vacanza si giustifichi l'1% di taglio degli stipendi, dunque per esempio con 10 giorni di libero si giustifica il 10%? Viene introdotta l'idea che meno si fa scuola o meno si fanno lavorare gli impiegati pubblici più si risparmia, dunque chiudiamo tutto, ma non è una soluzione.
Ora sono stati i docenti a mobilitarsi, altri dunque potrebbero seguire il loro esempio?
«In base alle esperienze degli anni passati, di solito questi episodi restano settoriali, una mobilitazione di un settore non trascina gli altri».
Il mondo politico potrà far finta di niente, essendo scesi in piazza anche i ragazzi? Sempre che, ovviamente, non l'abbiano fatto sull'onda emotiva...
«È vero che un po' di emotività c'è. Il discorso sugli investimenti è molto legato ad aspetti puramente retributivi, non darei troppo peso a queste proteste. Non penso sia buona cosa risparmiare sugli stipendi, però non si può neppure vendere la protesta relativa ai salari come una questione di investimenti per il futuro. L'interesse principale dei sindacati, per me, è quello retributivo, e da lì si è innescata la protesta in senso più generale contro i cosiddetti tagli nella scuola, che non so se siano davvero tagli».
Da ex docente, concorda nel dire che da 20 anni la situazione sta peggiorando?
«Sì, è chiaramente così, ma nella scuola ci sono altri problemi che non sono collegati ai mezzi a disposizione e allo stipendio, e di questi aspetti non si parla. Per esempio, manca sempre più il rispetto verso i docenti, gli allievi sono abituati ad avere tutti i diritti e a fare quello che vogliono, tutto ciò è dovuto ad un'evoluzione della società indipendente dagli stipendi dei professori e ancor più dai tagli».
Forse al momento della presentazione dettagliata della manovra di risparmio di 180 milioni si potrà vedere se la giornata ha avuto effetto. È d'accordo?
«La mia impressione è che le misure principali siano già state decise e non vengano dette prima delle elezioni comunali. Se ci sarà qualche ritocco non lo so, ma penso sostanzialmente di no».
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