POLITICA
Firme che finiscono nel cestino? Spunta una soluzione ticinese
Natalia Ferrara Micocci e Nicola Pini chiedono che i testi delle iniziative vengano verificati prima di procedere alla raccolta delle firme. Per evitare casi tipo "28 inceneritori bastano"...
BELLINZONA - Un'iniziativa popolare riceve il numero adeguato di firme ma poi, dopo anni, viene dichiarata irricevibile e dunque non porta l’intera cittadinanza alle urne per esprimersi in merito: quante volte è già successo? Lo scorso mese di gennaio il Gran Consiglio si è chinato sulla ricevibilità (quindi non sul merito) di due iniziative popolari costituzionali (“Prima i nostri” e “Tutti per uno, uno per tutti”), e nel dibattito era emerso in modo evidente il contrasto fra la volontà di agire
in dubio pro populo
, anche nel rispetto delle migliaia di firme raccolte, e la necessità di rispettare le norme sulla ricevibilità delle iniziative popolari. Tornando indietro nel tempo non va scordata l’iniziativa "28 inceneritori bastano" che aveva raccolto ben 15'294 firme, ma venne dichiarata irricevibile. Firme che finirono quindi direttamente nel cestino.Per cercare di affrontare la problematica i deputati PLR Natalia Ferrara Micocci e Nicola Pini hanno inoltrato oggi un'iniziava parlamentare volta ad inserire una base legale nella Legge sull’esercizio dei diritti politici, per istituire una verifica preventiva di ricevibilità prima di dare inizio alla raccolta firme tra la cittadinanza. «A nostro avviso, sensato e maggiormente rispettoso di tutte le parti, è l’attuazione di una verifica da parte dello Stato prima che vengano raccolte le firme. In questo modo, i cittadini aderiscono con la sottoscrizione ad una iniziativa che è già stata dichiarata conforme al diritto superiore, che rispetta l'unità della forma e della materia e che risulta attuabile», spiegano i due granconsiglieri.Sovente inoltre anche per i deputati è difficile esprimersi sulla ricevibilità o meno di un'iniziativa, dato che spesso la materia è molto tecnica. Quindi, «dev’essere un organo tecnico a valutare la ricevibilità, perché la materia, che si tratti di immigrazione di massa e dumping salariale o di scuola e istituzioni sociosanitarie, non tanto o non solo, è troppo complessa per essere trattata celermente e con la necessaria competenza dalle Commissioni del Gran Consiglio, bensì, soprattutto, perché l’esame deve essere meramente giuridico e specialistico, senza addentrarsi in quesiti politici», si legge nel testo. La tematica è da anni aperta anche a livello federale, pur non riuscendo finora a trovare una soluzione. Forse, grazie a questo atto parlamentare, si riuscirà a trovare una “via ticinese” per evitare che le firme raccolte dagli iniziativisti finiscano nel cestino.
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