BELLINZONA - Lega, PLR e PPD unite per il sì alla pianificazione ospedaliera: sono infatti il Coordinatore leghista Attilio Bignasca, il deputato liberale Bixio Caprara e quello pipidino Lorenzo Jelmini, assieme al primario di ginecologia e ostetricia dell’Ospedale regionale di Lugano Thomas Gyr, a presiedere il Comitato interpartitco sì LEOC.L'obiettivo è chiaro, ovvero far votare sì alla pianificazione approvata peraltro dal Gran Consiglio e no all'iniziativa dell'MPS "Giù le mani dagli ospedali".Con AlpTransit che renderà le strutture ospedaliere di oltre Gottardo quasi a portata di mano, il Ticino deve rimanere all'avanguardia, e una collaborazione fra pubblico e privato è indispensabile. «Il ruolo dell’ente sarà valorizzato nella collaborazione e guiderà sempre il settore sanitario con il suo approccio basato sul mandato pubblico, le sue logiche di qualità vicine al cittadino», spiega Bignasca, che invita a non mettere il bavaglio all'EOC.Caprara è stato relatore di maggioranza del rapporto sulla pianificazione e conosce benissimo il dossier. «È giusto continuare con uno scontro ideologico tra pubblico e privato o sono auspicabili nuove e riviste forme di collaborazione?», lancia la provocazione. «La nostra preoccupazione era fornire il miglior servizio possibile. E poi oggi con la nuova LaMal lo Stato è chiamato anche a finanziare il 55% delle prestazioni delle cliniche private. Oggi il Cantone paga 120 milioni di franchi per prestazioni fornite anche dalle cliniche private». Importanti sono già le collaborazioni con il Cardiocentro e la clinica Hildebrand, con lo scopo di garantire la massa critica, ovvero la qualità anche di fronte a un numero basso di casi, e il futuro dovrà prevedere "ibridi" o "poli" come quello madre-bambino nel Luganese e nel Locarnese. Il Gran Consiglio, nell'approvare la pianificazione, ha inserito dei paletti e delle condizioni che dovranno essere garantiti.Per quanto concerne invece "Giù le mani dagli ospedali", per il comitato è «dannosa e pericolosa. Non rispetta il diritto federale e i requisiti di qualità. Inoltre, paradossalmente non assicura un futuro agli ospedali di valle», come sottolinea Jelmini, secondo cui farla passare vorrebbe dire fare un passo indietro di 13 anni.