BELLINZONA - Che il Consiglio di Stato sostenga a gran voce la tassa di collegamento, è noto. Ma secondo alcuni parlamentari si sta esagerando con la propaganda a favore del balzello, persino sui bus e sui distributori di biglietti Arcobaleno.Dieci granconsiglieri (primo firmatario il liberale Fabio Käppeli, con i colleghi di partito Giorgio Galusero e Paolo Pagnamenta, i PPD Claudio Franscella, Marco Passalia e Sabrina Gendotti, i rappresentanti de La Destra Lara Filippini, Tiziano Galeazzi, Sergio Morisoli e Paolo Pamini, e Germano Mattei di MontagnaViva) hanno interrogato in merito il Governo, chiedendo «Chi ha paura del voto del popolo?», facendo intendere che il Governo tema un eventuale voto negativo, dopo il referendum dei record.A loro avviso, «vanno ben oltre il limite della decenza. Destano particolare stupore le imponenti pubblicità sui bus TPL e quelle sui distributori di biglietti della comunità tariffale Arcobaleno, presenti capillarmente sul territorio in prossimità di ogni fermata di bus».Si pongono la domanda su chi paghi tutte queste inserzioni, e se i mezzi pubblici, per la pubblicità a favore della tassa, non debba rinunciare ad altre che potrebbero, potenzialmente, dare più introiti. L'interrogazione ruota attorno all’Art. 34 della Costituzione federale, che oltre a garantire i diritti politici chiede che venga garantita la possibilità di formarsi liberamente un'opinione. Ciò è possibile, chiedono i dieci firmatari, anche di fronte ad un sito del Cantone che presenta solo argomenti favorevoli? E cosa dire di «alcune argomentazioni ridicole e faziose»?Vogliono dunque sapere quante risorse, finanziarie e umane, sono impiegate dal Consiglio di Stato nella propaganda pro tassa, e se l'Art. 34 è, secondo il Governo, rispettato.