POLITICA
Lisa Bosia, «a Idomeni ho maledetto tutti. Sono impotente di fronte alla dignità dei profughi»
La deputata socialista racconta la tragedia dei campo profughi, fra docce che mancano e litigi per 40 grammi di pasta. «Penso che mi si sia spezzato il cuore» Domani a Chiasso aperitivo solidale per Idomeni.
IDOMENI - Sei ticinesi sono stati al campo profughi di Idomeni con l'associazione Firdaus, per portare solidarietà e aiuto economico e materiale, con uno strumento medico. Fra di loro, la parlamentare socialista Lisa Bosia Mirra. Le sensazioni e il racconto di tutti sono affidati a Facebook: tante parole, e tante foto, soprattutto.Quelle di Yessen, nato 20 mesi fa in una tenda, per esempio, il sorriso di un'anziana con la testa coperta da un velo. «Penso mi si sia spezzato il cuore. È troppo triste. Non ho neppure voglia di raccontare...», scriveva Bosia Mirra nei primi giorni nel campo ai confini fra Grecia e Macedonia. La situazione, nel campo dove sono ospitati i siriani, è drammatica. «Non ci sono docce, non c'è nessuna fornitura di cibo continua. Ogni tanto passa un furgoncino e distribuisce quello che può fino a quando la polizia non lo manda via. Mentre eravamo lì abbiamo visto persone spintonarsi, litigare per una porzione da 40 gr. di pasta. Una donna cieca è rimasta senza nulla, come tanti bambini. Ci sono famiglie afgane di sei sette persone che non hanno nessuna prospettiva di asilo o di resettlement», racconta la deputata socialista, che poi parla di un'Europa che muore con queste persone. «Possiamo noi, ricco occidente, considerare queste persone profughi economici?».Ieri, ha postato il dispiacere di andarsene, «lasciare Idomeni, tutti questi occhi stanchi, le mani sporche di terra, i piedini scalzi... Un'ospitalità commovente e il calore di un popolo indescrivibile per dignità. Oggi a Idomeni la polizia non ci ha lasciati entrare. Forse è meglio così, forse non ce la farei...», corredato dalla foto di un filo spinato vicino cui crescono dei fiori rossi.E prima di partire, altre riflessioni, qualche storia. «Ho paura di dimenticare alcuni visi, di confondere storie, nomi. Non sono riuscita a fotografare, ad annotare. Ho sentito dei dolori profondi e cacciato le lacrime molte volte. Ho incontrato due donne curde, entrambe con il marito e i figli lontani, sono scoppiata a piangere e loro mi hanno consolata. Loro hanno consolato me. Ho lasciato Ashraf e la sua famiglia sotto una tenda in un campo governativo. Una donna cosi cordiale in ospedale a Salonicco, il panettiere di Eko Camp, Firdaus e la sua famiglia. Ho visto bambini ballare felici la macarena e altre canzoni da villaggio turistico e mi sono nascosta dietro ad un container per dare sfogo alla frustrazione». Dopo la dignità delle persone ospitate, la rabbia e la frustrazione. «Ho maledetto l'Europa i fabbricanti d'armi, Bashar El Assad, l'Isis, gli americani, l'esercito della Siria Libera. Tutti! In questo disgraziato posto abitato da persone la cui dignità dovrebbe farci impallidire di vergogna mi sono sentita impotente come mai, e ho compreso l'enormità della catastrofe siriana. I 12 mila di Idomeni sono un decimo di un campo medio che a sua volta è un decimo dei profughi ospitati nel solo Libano. Nessuna azione di volontariato può, se non minimamente, incidere in questo disastro».Ma Firdaus vuole continuare a provarci, e presto partiranno per Idomeni degli altri ticinesi, fra cui altri due parlamentari, questa volta pipidini, Giorgio Fonio e Fiorenzo Dadò. Domani a partire dalle 18 al bar Manhattan vi sarà un aperitivo solidale, a entrata libera e con musica e un piatto di pasto offerto, per raccogliere fondi per il campo profughi.Intanto, Lisia Bosia torna a casa, e si chiede «cosa succederà a tutte le persone che abbiamo incontrato lo sa Dio. L'Unione Europea li ha dimenticati qui. Quantità négligeable. Se non fosse che ognuno ha una storia, speranze, sogni, che qui miseramente si sono interrotti. Non so cosa dire. Tutti vorrei poterli ricordare, uno per uno. E portarli tutti a casa. Invece tra sette ore prendo l'aereo e torno a casa, loro invece restano qui. E il vantaggio del passaporto rosso, è un'infamia, una stortura, una cosa che non riesco a capire e accettare...»Foto tratta da Facebook
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