BELLINZONA - Non è un momento facile per gli operatori economici in Ticino, e più specificatamente per chi opera nel ramo del commercio: la tassa di collegamento, il nuovo contratto collettivo della vendita, in prospettiva la riforma della tassazione delle imprese, e un'immagine pubblica che ha vissuto tempi migliori. «Una volta almeno c’era il sole. Ora neanche più quello», afferma ironico Enzo Lucibello, presidente della Disti, l'associazione mantello della grande distribuzione, intervistato oggi da LaRegione.«Talvolta sembra che l’economia rappresenti il peggiore dei mali. La si vuole bloccare e ostruire in tutti i modi. Non si pensa a chi crea posti di lavoro e benessere per questo cantone: ci si limita a considerare gli aspetti negativi e quanto fanno alcune pecore nere», afferma Lucibello. Insomma, un'immagine che vede i datori di lavoro in ottica negativa, «che magari praticano il dumping salariale, che non rispettano le regole del gioco e via dicendo». Tanto che «quando uno fa l’imprenditore sembra che sia un delinquente che sfrutta, fa dumping e assume solo frontalieri. È colpa anche di un certo tipo di politica».Nessun riferimento politico preciso, il dito è puntato contro «un populismo oramai portato all’inverosimile. Un populismo fuori luogo e che va ignorato».Certo, ci sono aziende che assumono frontalieri, ma «alcune di queste sono però tra i maggiori contribuenti. E si tende a dimenticarlo. Ci si concentra su una sterile lotta al frontalierato fine a se stessa».Sulla tassa di collegamento Lucibello afferma che non sarà la Disti a fare ricorso (semmai qualche privato), prospettando una tariffa per i posteggi dei supermercati fra i 50 centesimi e il franco all'ora.Infine sull'opposizione di Unia al contratto collettivo sulla vendita Lucibello si dice stupito. Il sindacato «dimostra poca coscienza. Vogliono fare quello che hanno sempre fatto: contrastare la Legge sull’apertura dei negozi. Prima ci hanno provato con il referendum, ora affossando il contratto. È un gioco un po’ meschino».