«Non sono d’accordo con una decisione di uscita dall'UE. Oltretutto stiamo assistendo a un "gioco strano": è lo stesso Cameron ad aver indetto il referendum che lui ora affossa. I “giochi strani” non fanno bene alla democrazia. Il Brexit provoca l’alto rischio di una crisi di legittimità europea, che bloccherebbe anzitutto i processi di integrazione fiscale, secondo me centrali nella costruzione dell’unità europea (si pensi alla tassazione delle transazioni finanziarie). Ma il problema maggiore è un altro, ed è di carattere politico. Sono contrario al mettersi di traverso alla Storia per paura di perdere quel che si aveva prima. Non dimentichiamoci che l'Inghilterra è stato il Paese coloniale per eccellenza, e ora cosa fanno? Cercano se stessi nella loro identità di mezzo secolo fa? Parlano di sovranità, quando le loro istituzioni (che gli inglesi non stanno criticando)hanno contribuito a distruggerla. Il mondo è andato avanti, spesso male e anche per colpe inglesi. Lasciatemelo dire, anche se so che mi espongo a critiche, ma a vederla da fuori sembra che ci sia un tentativo di molti inglesi di ricostruirsi una verginità istituzionale che non hanno mai avuto.Siamo chiari: io sono per la democrazia di base. Ma sono dell’idea che solo un'Europa unita può contrastare il maxipotere delle imprese multinazionali globali, che hanno già superata da un pezzo la sovranità nazionale. Imprese che tra l’altro hanno sede in Svizzera e a Londra, una bella contraddizione. Un'Europa legittimata è una premessa per avere degli strumenti democratici forti, all’interno della quale è necessario creare un movimento politico di base antinazionalista pan-europeo efficace (che per ora non si vede)».