POLITICA
Un fumo di polemiche
Cinque deputati propongono di impedire di fumare in alcune aree all'esterno dei locali, e i social si scatenano. «Obblighiamo a mettere il casco a chi raccoglie le noci di cocco?» I politici dicono no
BELLINZONA - Il fumo passivo fa male, anche all'esterno dei locali. E dunque
Nadia Ghisolfi
(PPD), con i colleghi di partito
Alex Pedrazzini e Sara Beretta Piccoli
,
Francesco Maggi
(Verdi),
Henrik Bang
(PS) e
Fabio Schnellmann
(PLR), chiede che sia vietato fumare su una parte degli spazi aperti (per esempio, le terrazze), dei locali pubblici. «Per come l’abbiamo avanzata, la nostra proposta non mira a introdurre un divieto assoluto ma, al contrario, lascia dei margini di manovra, invitando ad esempio gli esercenti a creare all’esterno delle aree separate. Come tutt’oggi avviene per gli spazi interni», ha spiegato Ghisolfi al Corriere del Ticino.Limitazione della libertà? Richiesta eccessiva? Oppure rispetto per chi non vuole essere investito dal fumo passivo? Il dibattito si è scatenato, forse più di quanto ci si attendesse, sui social network, tanto che la deputata leghista
Amanda Rueckert
, ironicamente, ha postato «comunque negli scorsi giorni abbiamo parlato di due iniziative popolari e relativi controprogetti, di lavoro, di dumping salariale, di privilegiare la manodopera indigena, dei conti dell'azienda elettrica ticinese, di finanze cantonali (in rosso), e a farla da padrone su media, social media e media elettronici è... il divieto di fumo. Olé!». La stessa Rueckert si era definita, poche ore prima, contro «ogni forma di proibizionismo».
Henrik Bang
, uno dei promotori, motiva così l'adesione alla mozione. «Sono per la libertà dell'individuo fintanto che la sua libertà non comprometta quella di un altro. Ristorante indiano, con piccolo spazio all'aperto consistente in 5-6 tavoli, bimba dai nonni, prima serata estiva, finalmente una cenetta intima condita da sapori e profumi orientali, candela sul tavolo. Tutto perfetto tranne l'energumeno seduto al tavolo vicino che fuma peggio di una canna fumaria e alla tua educata richiesta di spegnere la sigaretta ti risponde con tono minaccioso, che la legge lo permette pertanto non rompere il c....o, ecco qui finisce la mia libertà e il mio diritto di gustarmi un ottimo piatto di sapori orientali».C'è perplessità anche fra i non fumatori.
Andrea Sanvido
, consigliere comunale leghista di Lugano, definisce l'iniziativa «veramente esagerata, perché mai dovremmo proibire a qualcuno di fumare? Ma con tutte queste proibizioni dove finiremo?».Allarga il discorso un altro consigliere comunale della Lega, questa volta di Chiasso. Per
Stefano Tonini
bisogna «ricordare che da un lato, dobbiamo ringraziare i fumatori che con la tassa sul tabacco prevista per ogni pacchetto di sigarette, finanziano le casse dell'AVS. Ci si deve anche chiedere se questa politica faccia o meno gli interessi del nostro Cantone, il quale è in un momento di crisi dove il turismo in generale, la ristorazione e settori affini vivono un periodo molto delicato. Vogliamo davvero proibire il fumo fuori dai locali pubblici? Se la risposta dovesse essere affermativa non lamentiamoci se poi il nostro bellissimo Cantone non sarà più un luogo di svago o di vacanza ma solamente un passaggio per andare da casa (Germania) in vacanza (Italia)».Ironico invece il post di
Tuto Rossi
. «A quando una legge che prescrive quando dobbiamo andare in bagno? Non si rendono sconto che dopo la loro legge anti anti anti ci sarà quella che vieta a Fabio Schnellman di bere all'aperto - anche alla fiera di San Provino - perché è diseducativo per i giovani vedere un adulto che trinca, a Alex Pedrazzini di mangiare insaccati all'aperto (e di ordinare una seconda portata) perché il colesterolo è una delle maggiori cause di infarto al miocardio e non bisogna influenzare i vicini di tavolo, a Francesco Maggi di andar in giro con la faccia corrucciata».
Tiziano Galeazzi,
invece, ha parlato di talebanismo e pericoli per la libertà dell'individuo.I problemi del Ticino, scrivono in molti, sono altri. Proibire il fumo all'esterno dei locali non gioverebbe agli esercenti.
Massimo Suter
, direttore di GastroTicino, si dice esterrefatto. «Usiamo il buonsenso e cerchiamo di convivere. Il ristoratore deve cercare di essere più attento e intervenire se nota che il fumo può disturbare altri clienti, ma introdurre una modifica di legge mi sembra troppo». Gli unici a esultare sono i membri dell’Associazione svizzera non fumatori. Il presidente
Alberto Polli
ha detto che «sono 10 anni che all’interno degli esercizi pubblici non si può più fumare e ora bisogna prestare un occhio di riguardo pure all’esterno, definendo delle zone per fumatori. Il fumo non è una libertà di scelta, bensì un vizio di scelta. E la verità è che senza un divieto non funziona. Senza divieti non si educa».Equilibrata la posizione di
Germano Mattei
di Montagna Viva. «Non mi è stato chiesto di firmare l'atto parlamentare, mi hanno evitato il diniego. Posso condividere sino magari a separare le aree fumatori e non fumatori. L'altro ieri ero in un bar ed ero dietro ad un noto medico che fumava, e guarda caso il fumo veniva proprio verso di me. Ero scocciato e ho pensato che forse era meglio spostarsi di qualche metro! Parlarne fa bene, prima di introdurre altre limitazioni ci penserei un attimo».Sui social, è partita la gara alle proposte più assurde da segnalare ai politici. Si passa dall'obbligo di indossare il casco per chi raccoglie le noci di cocco a quello di utilizzare l'Aromat nelle grigliate, dal divieto di bere persino acqua quando si guida a quello di circolazione per i veicoli con targhe i cui numeri sono divisibili per due, nei giorni dispari, con temperature a gradi celsius dispari (sia sopra che sotto lo zero).
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