BELLINZONA - La fiscalità è stata al centro delle discussioni dei cinque Consiglieri di Stato nel corso della clausura a Cademario. L'idea è quella di proporre sgravi fiscale per i redditi alti, e arrivano le prime reazioni. Il PS è convinto che verrà colpito chi ha poco.«In Svizzera più del 13% della popolazione è a rischio di povertà. Ma, senza mezzi, lo Stato è in difficoltà e non può assolvere ai suoi compiti costituzionali. Per questa ragione occorre una politica fiscale equa che non faccia regali alle persone fisiche e giuridiche facoltose. Il Partito Socialista Ticino non è contro la ricchezza: desideriamo invece uno Stato equo, capace di generare equilibrio tra chi possiede molto e chi troppo poco. Riteniamo indispensabile che lo Stato lotti contro la povertà per una società generosa e giusta, nella quale ogni persona abbia il diritto di vivere un'esistenza dignitosa, lavorando e percependo salari adeguati al costo della vita», inizia il comunicato inviato in redazione. «Ieri il Consiglio di Stato ticinese riunito ha manifestato la propria intenzione di intervenire sulla politica fiscale. In particolare suscitano la nostra preoccupazione le dichiarazioni rilasciate alla RSI a “il Quotidiano” dal direttore del DFE Christian Vitta, che prospetta riduzioni fiscali per le aziende e per i contribuenti con maggior potere d’acquisto. Le stesse intenzioni sono poi state confermate in diretta dal direttore del DSS Paolo Beltraminelli. Le condizioni finanziarie e sociali del Ticino, con lo svuotamento delle casse dello Stato e la sofferenza dei ceti medio e basso, sono l’onda lunga delle politiche degli anni passati, all’epoca della gestione neoliberista del DFE sotto Marina Masoni e Sergio Morisoli: sgravi fiscali alle persone e alle aziende più facoltose e tagli ai servizi e alle prestazioni per i cittadini. Purtroppo la lezione non è stata appresa e oggi ci vediamo riproporre le stesse ricette».Il Partito socialista stigmatizza sia la nota manovra, sia le misure che si vorrebbero proporre per attrarre e per non far fuggire i ricchi dal Ticino. La Riforma III costerà almeno 1,3 miliardi. «È facile prevedere che questi soldi dovranno essere recuperati eliminando servizi e prestazioni essenziali per molte persone e famiglie. Intanto il Consiglio federale ha presentato un primo pacchetto di risparmio nel quale prevede tagli in molti ambiti, fra i quali i sussidi di cassa malati, proprio in un periodo nel quale si annunciano aumenti in media del 5%».«Il Partito Socialista non è contrario alla ricchezza, ma vuole anzitutto combattere la povertà. Che nel nostro Paese, nonostante il benessere diffuso in apparenza, non manca: in Svizzera più del 13% della popolazione è a rischio di povertà (fonte: Ufficio federale di statistica). Per aiutare queste persone e garantire loro condizioni di vita dignitose, con un lavoro e un salario adeguati al costo della vita, serve uno Stato dotato di risorse sufficienti ad assolvere i propri compiti istituzionali. Lo Stato deve perciò essere solido equo e non deve far regali alle persone fisiche e giuridiche facoltose. In caso contrario, il risultato sarebbe una società non solo iniqua, ma spaccata fra chi ha moltissimo e chi pochissimo: una società potenzialmente conflittuale», si conclude la nota del partito del presidente Igor Righini.